lunedì 14 maggio 2012

Intervista (EchO)




(EchO)





Formazione:
Antonio Cantarin (Voce)
Mauro Ragnoli (Chitarra)
Simone Saccheri (Chitarra)
Simone Mutolo (Tastiera)
Agostino Bellini (Basso)
Paolo Copeta (Batteria)

Luogo di provenienza: Lago di Garda e Valsabbia, Brescia (IT)




Com’è nato il gruppo? Ci sono stati cambiamenti nella formazione?
Il gruppo è stato fondato da Antonio e Simone Mutolo nell'autunno del 2007, con l'intendo di suonare doom metal con varie influenze, mettendo al primo posto la psichedelica, l'attività discografica e live è iniziata verso la fine dell'estate del 2008. A livello di formazione vi sono stati diversi cambi, ma solo per quanto riguarda i bassisti, tanto che in studio eravamo solo in 5, in ogni caso fra provini iniziali, bassisti ufficiali, turnisti e meteore dalla sala prove sono passati in tutto 8 bassisti.


Che tipo di musica fate? In base a cosa avete scelto?
Il nostro genere può essere definito death/doom metal con influenze post-rock e space-rock, a tratti molto pesanti, a tratti molto malinconico, psichedelico e melodico.
L'intento iniziale dei fondatori era di suonare doom metal, però di fatto non ci siamo seduti a tavolino a decidere cosa fare, la scelta iniziale è servita a dare una traccia base su cui lavorare, la fase compositiva è influenzata dalle nostre emozioni e sensazioni, non badiamo al genere che suoniamo mentre scriviamo.


Che significato ha il nome del gruppo? Com’è nato?
Il nome si ispira alla ninfa Eco, della mitologia greca, innamorata di Narciso e rifiutata, che si rinchiuse in una grotta e divenne una statua di roccia, poi infrantasi, lasciando solo la sua voce a vagare per la grotta. Le parentesi e le maiuscole (che sono parte integrante del nome e vanno messe sempre) simboleggiano un'onda in propagazione dal centro verso l'esterno.
Il nome inizialmente era Echoes of Perdition, ma ad alcuni membri del gruppo non piaceva, ed è stato abbreviato in (EchO).

Avete pubblicato qualche album?

Se sì :


Com’è nato?
Devoid of Illusions è il sunto del lavoro di 3 anni, vi sono canzoni anche dei nostri primi due demo, che sono state riarrangiate e ri-registrate per l'album e pezzi prima inediti, è stato un lungo percorso, ma ne è valsa la pena e siamo molto soddisfatti.
Le registrazioni sono state fatte in Inghilterra, a Birmingham presso i Priory Recording Studios e i CMAT Studios con Greg Chandler (frontman degli Esoteric) come produttore, engeneer e guest nella traccia di chiusura del disco "Sounds from out of Space".

Significato del nome dell’album.
Devoid of Illusions si può leggere in due modi diversi, il primo è quello letterale, che significa "privo di illusioni", il secondo è "The void of illusions" che significa "il vuoto delle illusioni", sta a significare come le illusioni spesso ci trascinino in un vortice senza fondo, fino a farci vedere una realtà che di fatto è fittizia.

Significato della copertina.
Per l'artwork ci siamo affidati a Eliran Kantor (artista tedesco che ha lavorato con band come Testament, Atheist, Sodom, Sigh e molti altri ancora), gli abbiamo dato un'idea di base e poi ha fatto quasi tutto lui, la figura in primo piano è stata costruita come un collage di diverse figure umane, gli occhi vuoti si sono ispirati a un verso della canzone "Omnivoid" che cita "Blind eyes stare at me"

Parla della storia.
Non vi è una storia vera e propria dietro all'album, i testi passano da tematiche personali a tematiche spaziali, che si ricollegano sempre e comunque all'uomo.

Vi auto-produce oppure avete trovato un etichetta?
L'album è stato prodotto dalla band, anche se come produttore artistico abbiamo avuto Greg Chandler degli Esoteric, che oltre a registrarlo ci ha dato anche qualche dritta su degli arrangiamenti per alcune canzoni.
Abbiamo poi trovato un'etichetta, la russa BadMoodMan Records, succursale della Solitude Prod, che si è occupata della stampa e della distribuzione a livello mondiale dell'album.

Avete incontrato qualche difficoltà nel mettere su questo progetto (prima, durante e dopo)? Se sì, quali?
Onestamente no, tutto è venuto molto naturale, l'unica cosa è che essendo il primo lavoro "vero" abbiamo fatto diversi errori, soprattutto riguardo alle tempistiche, e anche per questo l'album è uscito sul mercato praticamente un anno dopo le registrazioni, sono errori che in ogni caso non faremo più.

Progetti futuri?
Stiamo lavorando per avere sempre più date e tour, sia in Italia che (soprattutto) all'estero, non è semplice ma ci stiamo lavorando. Inoltre negli ultimi mesi abbiamo iniziato a lavorare su nuove canzoni, per ora sono poche, ma nella migliore delle ipotesi dovremmo entrare in studio per un secondo album entro la fine del prossimo inverno.


Secondo voi quanto è difficile trovare sostegno da parte di una casa discografica? Soprattutto quando si emerge?
Dipende cosa si intende per sostegno, le etichette non pagano quasi più la realizzazione dei dischi, salvo alcune che hanno una grossa disponibilità economica o si rendono conto di avere per le mani un prodotto che può vendere tantissimo.
Anche le etichette che si limitano alla stampa e distro (come la nostra) sono in calo, ma se il prodotto è buono non è assolutamente utopistico trovare sostegno, la cosa importante è guardarsi fuori, in Italia ci sono ottime etichette ma all'estero il mercato è migliore, noi abbiamo mandato richiesta a una ventina di etichette in tutto circa, e ci hanno risposto solamente 4 o 5, delle quali nessuna italiana, e abbiamo optato infine per una russa, che ci ha proposto il miglior contratto.


Chi, secondo la vostra opinione, non vede di buon occhio il metal nostrano e cerca in qualche modo di mettergli i bastoni tra le ruote?
Il grosso problema della scena italiana è la scena stessa, non voglio generalizzare, ma negli ultimi tempi vedo sempre di più band invidiose di altre, che appena possono sparlano o cercano di mettere i bastoni fra le ruote, è una cosa brutta da dire ma non ho nessuna fiducia nella scena del nostro paese, e non mi stupisco che pochissime band riescano ad emergere. La scena finlandese ad esempio sputa fuori quasi una band grossa all'anno, poi vai a indagare e scopri che sono tutti amici, dai gruppi grossi ai gruppi underground e si spalleggiano e aiutano a vicenda, qui in Italia funziona "ognungo per se, e se riesco a tenerti indietro, tanto meglio".
Chiaramente non va generalizzato questo mio discorso, ci sono band con cui siamo in ottimi rapporti di amicizia, con cui abbiamo diviso il palco diverse volte e con cui spero di condividerlo ancora tante volte.


Quali sono i gruppi che più vi hanno influenzato? In che modo?
Siamo sei persone con sei differenti background musicali , le band che diciamo piacciono più o meno a tutti sono Katatonia, Swallow the Sun, Meshuggah, Anathema, Pink Floyd, Hawnkwind, Alice in Chains, Deftones e molte altre.


Com’è nata la passione per il vostro strumento? Perché avete scelto proprio quello?
Simone Saccheri: la mia è nata molto presto, avevo circa 6 anni, mi sono innamorato della musica ascoltando i dischi di mio padre di Santana, Hendrix, The Band e altri ancora.
Mauro Ragnoli: Io mi sono avvicinato alla chitarra a 10 anni spinto dai miei genitori, ma come spesso accade, probabilmente per ribellione, o forse perchè dopo 5 mesi di corso non avevamo ancora preso in mano lo struemento, non mi appassionai e smisi il corso. Poi a 16 anni, grazie ad un compagno di classe batterista, scoprii i Nirvana e tutto il movimento Grunge, e siccome avevo nell'armadio quella vecchia chitarra la ripresi in mano. Ripresi ad andare a lezione, ma lo trovai estremamente noioso e spersonalizzante, quindi comprai una chitarra elettrica, lo spartito del CD che più mi entusiasmava al momento (il primo dei Foo Fighters) e iniziai ad imparare come mettere le mani e a fare i primi accordi. Poi sono arrivati i Cold, i Deftones, i Tool e 1000 altri gruppi, ed eccomi qua.
Simone Mutolo: Io ho iniziato a suonare il pianoforte per desiderio dei miei genitori, molto piccolo. La passione è nata da sè come mezzo espressivo di rappresentazione per i miei stati emotivi.
Antonio Cantarin: Mi sono avvicinato al canto con la nascita della band. Avevo già cantato e suonato la chitarra in altre band, ma con questa, per questioni di necessità, mi sono dedicato particolarmente al canto. Sono sempre stato attratto dalla voce: credo sia uno "strumento" che ha una grande potenzialità espressiva. I cantanti a cui mi ispiro sono David Sylvian, Jonas Renske, Kristoffer Rygg, Natasha Khan e Steven Wilson (per citarne alcuni). Sinceramente non mi sono mai visto come "strumentista", o meglio in questo caso come "cantante", ho sempre di gran lunga preferito la figura del Songwriter: lo strumento non è mai il fine ma bensì il mezzo per riuscire a trasportare determinate emozioni in una canzone.
Paolo Copeta: Ho iniziato ad avere un certo interesse per la batteria a 11 anni, quando vidi suonare dal vivo mio zio acquisito irlandese con il suo ormai defunto gruppo rock celtico, i McAdam Group. Quella sera mi ricordo che per tutta la durata della loro esibizione guardai solo la batteria e il modo in cui veniva suonata. A 15 anni entrai a far parte di un gruppo come cantante, dove c'era anche Agostino alla chitarra. Suonavamo Metal in generale, con influenze che andavano dal Punk al Grunge... insomma un macello di roba! In quell'occasione provai a suonarla, coltivando ancora un maggiore interesse per quello strumento. Dai 15 anni in poi arrivarono diverse influenze, da Thomas Haake a Gavin Harrison. Ho fatto solo 1 anno di lezione nel 2006 nel mio paese, rendendomi conto che era noioso e spersonalizzante, così decisi di andare avanti in modo autodidatta, ed ora accomi qui a violentare le pelli in modo lento e pesante hahah!
Agostino Bellini:  Perchè ho iniziato a suonare il basso ? Perchè me lo hanno chiesto ma forse anche perchè me lo sentivo da tutta la vita. Tutto è iniziato col bluse, per la precisione con due fratelli i Blues Brothers. Ma li non c'era ancora un idea precisa di quello che volevo suonare, solo un idea che la musica era il mio loft, la mia casa.
E' stata una passione graduale, autoditattica e poco incline ai virtuosismi, da chitarrista tutto d'un tratto mi sono ritrovato con un basso in mano. Quando sono stato chiamato negli (EchO) la chitarra era diventata per me più una cosa folkloristica; dal pletro son passato a suonare con le dita. Sebbene io non riuscivo a fare a meno delle distorsioni nella mia vita per un certo periodo le ho eliminate, abbandonandole per i suoni grevi e vibranti dei pirmi dischi di Tom Waits, o delle mani di Jhon Lee Hoocker. Sentivo il bisogno di un contatto diretto con le corde. Credo che la ricerca di una chitarra più viscerale mi abbia portato sul basso.
Non mi sento di ringraziare qualche bravo bassista perchè non ne ho mai seguito uno, i pochi che amo ascoltare sono jezzisti o musicisti rari come il bassista cantante dei Morphine.
Tutto quello che suono deriva dal bluse e da una chitarra. Una chitarra che a me al giorno d'oggi stà stretta più del basso.


Suonate altri strumenti? O vorreste imparare a suonare altri strumenti?
Quasi tutti noi suoniamo almeno un altro strumento, sia io che Mauro che Agostino suoniamo sia chitarra che basso, Antonio suona chitarra basso e anche tastiere.


Il live che più vi ha emozionato.
Senza dubbio il live di supporto agli Agalloch il 15 Aprile di quest'anno al Carlito's Way di Retorbido (PV). Locale strapieno e ottima partecipazione del pubblico, veramente una serata indelebile nelle nostre memorie.


Secondo voi, oggi il Rock/Metal come viene visto dalle altre persone?
Credo che alle "altre persone" interessi poco e niente del metal, non penso ci sia una caccia alle streghe, e se c'è, mi spiace molto per chi la porta avanti.


Secondo voi il metal emergente italiano ha più successo fuori dai confini italiani? Se sì, perché?
All'estero ci sono più possibilità, sia a livello discografico che a livello di live, è difficile uscire, ma bisogna tentare, nel nostro paese non vi è una cultura musicale che permetta alle band di emergere, su questo punto di vista siamo forse più indietro dei paesi del terzo mondo.



PAGINA FACEBOOK: https://www.facebook.com/pages/EchO/141116903052



domenica 13 maggio 2012

Intervista Riul Doamnei



RIUL DOAMNEI

Formazione:

Federico "Cardinal" D.B., voce/chitarra
Giorgio "Bishop" M., tastiere
Maurizio "Deacon" S., chitarra
Fabrizio "Vicar" T., basso
Luca "Friar" L., batteria

Luogo di provenienza: Verona



Com’è nato il gruppo? Ci sono stati cambiamenti nella formazione?
La band nasce nell' estate del 1999, grazie alla nostra passione per quella corrente che allora era definita "black metal sinfonico", un genere che pochissimi gruppi erano interessati a proporre ma attorno al quale stava crescendo un discreto e genuino interesse. L' ambiente underground era saturo di un sano fermento che teneva le band unite le une alle altre, collaborative e leali, fianco a fianco per la stessa causa. Ci si teneva in contatto con il telefono e i concerti erano un autentico punto di ritrovo di una scena che rimpiango, ma che sono orgoglioso di aver conosciuto. Oggi molte cose sono cambiate, come la promozione e la distribuzione, il mercato è inflazionato da una miriade di gruppi dediti a cavalcare l'onda della "moda" musicale del momento. C'è una grande differenza tra naturale evoluzione e puro marketing, molte band sembrano averlo dimenticato. Il nostro percorso è stato caratterizzato fin dall' inizio dalla voglia di interpretare questo genere musicale, sviluppato e evoluto nel corso degli anni, delle esperienze e dei cambi di formazione, fino ad arrivare a definire, ciò che oggi, è la nostra "dimensione" personale e autonoma.Questo grazie anche allo stabilizzarsi della formazione nel 2005, con l'arrivo di Giorgio e Maurizio, e nuovamente rafforzata nel 2011 con l'entrata di Luca (batteria).


Che tipo di musica fate? In base a cosa avete scelto?
Non abbiamo mai sentito la necessità di dover etichettare la nostra musica e per questo non ci siamo mai posti nessun limite o rigido canone da seguire durante il processo compositivo. Di solito è solo una questione di esigenza giornalistica e di conseguenza non ci piace nemmeno dover per forza indossare una maschera. Suoniamo esattamente quello che ci viene spontaneo e naturale, anche se ogni canzone è pensata, costruita e arrangiata secondo lo specifico intento del ruolo che gioca all'interno dell' album. Ci piace infatti lavorare attraverso "concept", non solo a livello lirico ma anche musicale, per far cogliere a chi ascolta quelle particolarità atmosferiche e rimandi concettuali che le parole, a volte, non possono esprimere del tutto. Questo, grazie anche a delle sfumature etniche e, in generale, a una precisa ricerca musicale che ci coinvolge ogni volta che affrontiamo un nuovo progetto.


Che significato ha il nome del gruppo? Com’è nato?
Mi sono imbattuto nel nome "Riul Doamnei" molti anni fà leggendo un libro che conteneva un capitolo sulla figura di Vlad Tepes, storico Principe di Valacchia (XV sec). Voivoda ("Signore della Guerra", titolo che assumevano i Principi regnanti) crudele e spietato, fu l'unico sovrano capace di opporsi agli invasori Ottomani che premevano da sud e, contemporaneamente, difendere il suo regno dai rivali pretendenti al trono. Era meglio conosciuto come Dracula, e lo è tuttora anche grazie al fortunato romanzo di B. Stoker (secondo solo alla Bibbia in fatto di vendite!). Il nome "Riul Doamnei" proviene da una leggenda popolare che appartiene ancor oggi alla tradizione orale degli abitanti dei tre villaggi che sorgevano ai piedi della sua residenza invernale nei pressi di Poienari, pochi chilometri a nord di Curtea de Arges, capitale episcopale del Principato di Valacchia. Durante il suo secondo regno, l' esercito turco riuscì a raggiungere e assediare il suo castello, la tradizione locale narra che mentre lui riuscì a fuggire con un manipolo di uomini attraverso i valichi montani della Transilvania, scortato dalle esperte guide del villaggio, sua moglie, preferendo la morte alla prigionia, si suicidò lasciandosi cadere nel fiume che scorre ai piedi del castello, un affluente del fiume Arges, che da quel giorno porta il nome di "Riul Doamnei", Fiume della Principessa. Qualche anno fà, ho intrapreso un lungo e complicato viaggio attraverso quei luoghi e ho visitato quei villaggi, quel fiume e le rovine del castello arroccato sul monte che domina la valle. La tradizione, tramandata oralmente di generazione in generazione nel corso di questi ultimi seicento anni, sopravvive ancor oggi attraverso gli anziani abitanti, fieri di essere i discendenti di quelle stesse guide alpine che salvarono il Principe.


Avete pubblicato qualche album?
Se sì :
Com’è nato.
Significato del nome dell’album.
Significato della copertina.
Parla della storia.
Vi auto-produce oppure avete trovato un etichetta?
Avete incontrato qualche difficoltà nel mettere su questo progetto (prima, durante e dopo)? Se sì, quali?                                                                                                                                                         
Il nostro ultimo album "FATIMA" è uscito a ottobre per l'etichetta francese Axiis Music, neonata divisione della storica Drakkar Productions ed è la chiusura di una trilogia e indagine sul cristianesimo, le sue vere origini e il suo "futuro", iniziata nel 2006 con l'EP "Le Serpent Rouge ", e proseguita con il nostro primo album "Apocryphal" (2007). Il nome "Fatima" rimanda immediatamente alle presunte apparizioni mariane avvenute in Portogallo nel bel mezzo della Grande Guerra (1917). L'ultimo grande miracolo collettivo che ha scosso il cuore e la mente di tutti i cristiani d'Europa. Il Vaticano stesso inizialmente istituisce un' indagine sul fenomeno, il cui eco oramai è inarrestabile, ma finisce ben presto per approvarne le manifestazioni e assimila questo nuovo vero e proprio culto mariano, servendosene come elemento di propaganda, arricchimento e reclutamento. Le apparizioni, le guarigioni, i misteri e le profezie diventano testimonianza del messaggio della Vergine Maria direttamente per bocca dei suoi ministri, in un primo momento suoi stessi inquisitori. Ma il nome "Fatima" non si riferisce solamente al miracolo luminoso di cui è protagonista la Bianca Vergine. Ogni cosa assume diverso significato a seconda della cultura da cui la si analizzi, esiste infatti "un' altra Fatima" e un altro "miracolo luminoso": "Fatima la Luminosa", quarta e ultima figlia di Maometto, Profeta dell' Islam, unica a garantirgli una discendenza e "madre" della corrente degli Sciiti. Secondo la tradizione, gelosa del marito e della sua concubina, avrebbe bollito la sua mano per errore senza percepire dolore. La sua mano è ricorrente tuttora nella simbologia islamica che la rappresenta con un occhio (di Allah) al centro e le dita aperte che simboleggiano i cinque pilastri dell' Islam. "Fatima" è per noi il simbolo di molte cose. "Fatima" è il volto coperto e anonimo di migliaia di donne nel mondo, è la loro voce che urla vittima della violenza e della sottomissione, è il loro corpo che si dimena per sfuggire allo stupro. "Fatima" è il nome di tutte quelle vittime "giustificate" dalla religione e dall'odio. Forse il vero miracolo lo stanno aspettando tutti... "Fatima" libera. Ma "Fatima" è anche madre stessa della religione, costretta a concepire e generare il terribile mostro. Questo concetto è bene rappresentato dalla copertina dell' album, una madonna nera, che tra le macerie del mondo, porta in grembo il proprio figlio. Questo "seme dell' odio" è racchiuso in quella che sembra essere un' urna, o ancor meglio un vaso di Pandora... Tutto l'album è quindi costruito su questo dualismo cristiano/mussulmano. Il tema lirico e musicale si adattano a vicenda e ognuna delle diverse influenze musicali trova il proprio spazio in modo naturale. Lo abbiamo accompagnato da un artwork "a tema" molto provocatorio e un primo videoclip ufficiale, dove interpretiamo la parte dei veri cattivi, ovvero una congrega ecclesiastica che ordisce trame sconcertanti e ambigue che fanno da sfondo alle apparizioni mariane di inizio secolo. Una sorta di storia nella storia.


Secondo voi quanto è difficile trovare sostegno da parte di una casa discografica? Soprattutto quando si emerge?
Al giorno d'oggi il mercato discografico è sprofondato in una crisi dalla quale difficilmente riuscirà a emergere nuovamente. Le etichette discografiche non offrono molto sostegno se non promozionale e le band sono abbandonate alle loro stesse capacità. Spesso chi ha un buon prodotto non ha i mezzi per promuoverlo, mentre chi ha i mezzi economici per farlo promuove un prodotto scadente. La meritocrazia non esiste più e tutto ruota attorno al denaro. Diciamo che è un sistema molto simile a quello della politica italiana, prostituzione, tangentopoli e mafia.


Chi, secondo la vostra opinione, non vede di buon occhio il metal nostrano e cerca in qualche modo di mettergli i bastoni tra le ruote?
Nessuno. Probabilmente sono le band stesse, cadute nel circolo vizioso della sottomissione e del terrore che questo sistema ha creato...Non si può accusare nessuno direttamente e non sarebbe giusto per tutte quelle band che lavorano ancora con il cuore e si meriterebbero un minimo di riconoscimento. Ci sono inoltre un' infinità di fattori che negli ultimi anni hanno contribuito a distruggere la scena, dalle booking agency che si nutrono del "sangue dell' underground", alla crisi economica che ha colpito ogni settore. La situazione è seria.

Quali sono i gruppi che più vi hanno influenzato? In che modo?
Ognuno di noi porta nella band le proprie influenze personali, che esattamente come le nostre diverse personalità si mischiano e creano la base su cui lavoriamo assieme. Proprio per questo motivo non posso darti una riposta precisa, ma credo sia abbastanza corretto dire che la nostra influenza comune derivi dagli anni 90', un decennio fondamentale. Per il resto i nostri ascolti variano moltissimo, hard rock, black metal, hardcore, colonne sonore, la lista sarebbe infinita!


Com’è nata la passione per il vostro strumento? Perché avete scelto proprio quello?
Penso che ognuno trovi il proprio strumento in modo istintivo e spinto da una attrazione che va al di là di ogni logica. Una sorta di "colpo di fulmine", un sentimento differente dall' amore, che invece molto spesso tradisce le nostre aspettative seppur coltivato e protetto. Molto spesso non siamo noi a scegliere lo strumento, ma è lo strumento a scegliere noi, a farsi notare, come quella ragazza dell' ultimo banco di cui si ignorava l'esistenza e di cui ci si accorge solamente il primo giorno alle scuole elementari...con la differenza che guardandola oggi la si troverebbe irriconoscibile...mentre il tuo strumento lo riconosci fino al giorno della tua morte e anche al buio. In fondo lo scopo è sempre lo stesso, esprimerci, e il mezzo è solo un dettaglio di gusto personale.


Suonate altri strumenti? O vorreste imparare a suonare altri strumenti?
Sicuramente ognuno di noi prova interesse per altri tipi di strumenti e soprattutto altri generi musicali. Personalmente mi è capitato con il pianoforte, verso il quale ho sentito di recente una forte attrazione. Più che imparare a suonarlo mi concedo solo qualche momento di piacevole solitudine e distrazione.


Il live che più vi ha emozionato.
Un nostro live? Sicuramente nell'ambito di qualche festival oppure durante un tour all' estero. La stanchezza accumulata durante il viaggio svanisce sempre quando la prima nota dell' intro ci introduce al palco. Ci emozioniamo sempre quando ricordiamo assieme le esperienze passate, come il primo tour che ci ha portato in Russia e ci ha fatto conoscere una differente realtà musicale e umana.


Secondo voi, oggi il Rock/Metal come viene visto dalle altre persone?
Ognuno trova il proprio modo di esprimersi...Purtroppo questo implica spesso la chiusura totale verso altre realtà. Ognuno si preoccupa solo di dimostrare agli altri quanto superiore sia la propria passione senza nemmeno concedere una possibilità a se stesso di apprezzare qualcosa che non proviene dal proprio ristretto ambiente. Il vero errore è l'intolleranza a priori.


Secondo voi il metal emergente italiano ha più successo fuori dai confini italiani? Se sì, perché?
Si certo, non credo ci sia un particolare motivo se non: nemo propheta in patria! E aggiungerei: "dura lex sed lex"...

 

Vi ringrazio di cuore per la partecipazione. Siete stati gentilissimi. ^_^

Grazie a te!
F. Riul Doamnei

PAGINA FACEBOOK: https://www.facebook.com/pages/RIUL-DOAMNEI/59023913710

martedì 17 aprile 2012

Isola Rock 2012

















Due giorni di musica rock nello splendido parco del campo sportivo di Isola della Scala (via Tiro a Segno - Isola della Scala (VR)) con lo scopo di raccogliere fondi da donare in beneficenza a realtà locali bisognose della nostra attenzione. Tutti i gruppi che si esibiscono a ISOLA ROCK sono gruppi rock e metal underground che propongono musica originale perchè il nostro scopo è anche quello di dare spazio a chi fa musica propria!
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Organizzatore: ASSOCIAZIONE I BUTEI.


giovedì 22 marzo 2012

Intervista Solid Vision


SOLID VISION



·         Formazione. Brian Maillard, Guitar - Yan Maillard, Drums - Americo Rigoldi, Keyboard - Lucio Manca, Bass - Samuele Pintus, Vocals


·         Luogo di provenienza. Italia- Svizzera




1.       Com’è nato il gruppo? Ci sono stati cambiamenti nella formazione?

La band nasce nel 2001, dalle ceneri dei SOLID SESSION III, un trio strumentale composto da Brian Maillard alla chitarra, Yan Maillard alla batteria e Riccardo Atzeni al basso, che riproponeva composizioni di Liquid Tension, Dream Theater, Steve Vai ecc.
Il trio, con l’obbiettivo di proporre del materiale originale, ricercano finalmente un cantante, introducendo Samuele Pintus. Qui nascono i Solid Vision, che completano ed arricchiscono la propria struttura con il tastierista Americo Rigoldi. Nel 2010, con il battesimo del nostro terzo lavoro discografico “Sacrifice”, Lucio Manca entra nella band come nuovo bassista.


2.       Che tipo di musica fate? In base a cosa avete scelto?

Già appassionati da sempre del metal più virtuoso, ci riteniamo una band con influenze certamente Hard Rock, Progressive Metal. Senza troppe etichette, scriviamo quello che ci piace!

3.       Che significato ha il nome del gruppo? Com’è nato (il nome)?

Come già accennato prima, la band esordisce con il nome “SOLID SESSION III”, forse un po’ anche plagiati dal progetto “Liquid Session Experiment” dalla quale coverizzavano alcuni dei brani che riproponevano in live e studio. Da li, il nome si è evoluto in Solid Vision, poiché Yan al tempo, utilizzava i piatti “paiste vision”, e Brian quasi spontaneamente ed ironicamente ha avuto ispirazione nel proporre l’insieme “Visione Solida”, anche in base a degli obbiettivi in cui la band crede fortemente, e lavora giorno dopo giorno per sostenere al meglio.
      
4.       Avete pubblicato qualche album?

Nel 2004 esce il primo disco ufficiale della band cagliaritana: "Eleven". L’incredibile numero di recensioni positive ha dato alla band la possibilità di effettuare diversi tour attraverso Italia, Olanda e Svizzera, prima di tornare di nuovo in studio per lavorare su brani esclusivi.
Successivamente la band ha occasione di collaborare con alcuni importanti marchi musicali quali Ibanez, Mesa Boogie, Morley, CVL Drums, Evans e strumenti Ufip.
La band ha preso parte come special guest ad uno dei concerti italiani degli "Helloween" e dei "Children of Bodom".
Nel 2006 esce il secondo album, "The Hurricane".
Durante il tour, la band incontra Charlie Dominici (primo cantante dei Dream Theater), il quale prende parte come special guest in uno dei loro show. Dopo di che i Solid Vision hanno iniziato a lavorare su un progetto parallelo con lo stesso Dominici nel ruolo di cantante, per costruire la seconda parte del suo concept: O3 A Trilogy parte 2; Composto e registrato in un solo mese al "solid-studio" e mixato da Marco Teske & Dominici presso Basement Studios in America, distribuito in tutto il mondo nel 2007 da Spv & InsideOut Labels.
Nel giugno 2007 vengono richiesti dai Dream Theater come special guests nel tour europeo insieme ad altre band di livello quali Megadeth e Riverside.
Dopo altri due mesi di lavoro, la band pubblica, con Inside Out & Audioglobe, l'ultimo capitolo della trilogia: 03 A Trilogy parte 3, nel 2008.
Non appena concluso il secondo disco con Charlie Dominici, i Solid Vision nel maggio 2010, compongono il terzo album della band: “Sacrifice”…Ora siamo terminando di comporre il nostro prossimo album.



§  Vi auto-producete oppure avete trovato un etichetta?

Per i primi due album, abbiamo collaborato con due etichette differenti, mentre per l'ultimo album “Sacrifice” abbiamo preferito collaborare con una label, CD BABY, che si occupa della distribuzione mondiale del nostro album in rete. Hanno un metodo lavorativo molto serio e professionale, e anche il cd solista di Brian Maillard “Melody in Captivity” ha preso lo stesso percorso.

§  Avete incontrato qualche difficoltà nel mettere su questo progetto (prima, durante e dopo)? Se sì, quali?
Non esistono difficoltà, ma sempre e solo nuove soluzioni!In questa band siamo sempre riusciti a gestire il lavoro in maniera più che soddisfacente, grazie anche all’ottimo rapporto di fratellanza che ci lega fortemente.

§  Progetti futuri?
Nuovo disco, nuovi tour, e speriamo sempre in meglio!

5.       Secondo voi quanto è difficile trovare sostegno da parte di una casa discografica? Soprattutto  quando si emerge?

È certamente molto complesso al giorno d’oggi trovare sostegno da parte di una casa discografica, poiché ormai firmare per un etichetta e come giocare alla lotteria.
Nonostante ciò, l’importante è suonare tanto dal vivo e far ascoltare in più palchi possibile la propria musica, grazie a questo una band riesce a vendere il proprio prodotto.

6.       Chi, secondo la vostra opinione, non vede di buon occhio il metal nostrano e cerca in qualche modo di mettergli i bastoni tra le ruote?

Non osiamo immaginare che nella musica ci debbano essere dei paletti, e delle persone che indeboliscono la voglia che una band ha di creare musica!!!Fiduciosi in questo, continuiamo a proliferare musica ogni giorno, perché ci sarà sempre qualcuno che sotto sotto ci apprezzerà.

7.       Quali sono i gruppi che più vi hanno influenzato? In che modo?

La band ascolta vari generi musicali, c’è chi è più influenzato dai vecchi gruppi progressive come King Crimson, Gentle Giant…spaziamo dai Tool ai Morbid Angel, e questo è interessante poiché è fonte di ispirazione per nuove sonorità ed armonie.


8.       Com’è nata la passione per il vostro strumento? Perché avete scelto proprio quello?

La passione per il nostro strumento è nata come dire per “amore a prima vista”.
Brian per esempio è stato attratto dalla chitarra dal primo momento; Lucio invece ha iniziato a suonare quando era praticamente ancora in fasce; Yan ha scelto lo strumento che più riusciva a sfogarlo; Americo dopo aver studiato il violino al conservatorio si è orientato verso il piano; Mentre Samuele, quando è nato non ha pianto: ha cantato!

9.       Suonate altri strumenti? O vorreste imparare a suonare altri strumenti?

Si, suoniamo tutti qualche strumento in più: Yan oltre che essere un ottimo batterista è anche un buon pianista; Americo come accennato prima è un grande violinista; Lucio se la cava bene anche con la chitarra, la batteria e la voce; Mentre Brian si diverte con la batteria di Yan, quando lui non c’è!

10.   Il live che più vi ha emozionato.

Senz’altro il tour che la band ha fatto nel 2007 come special guest ai Dream Theater con i DOMINICI. Suonare davanti a tanta gente é sempre un emozione che non puoi di certo dimenticare!

11.   Secondo voi, oggi il Rock/Metal come viene visto dalle altre persone?

Secondo noi non c’è tantissimo supporto verso il genere. Ancora oggi, persino un genere melodico come il nostro, viene definita “Musica del Demonio”.
C’è da dire che però, alcune persone che a prima vista non sembrerebbe, sono metallare fino al midollo!Brian l’altra sera era dal dentista e l’assistente gli ha confessato la sua passione per i Dimmu Borgir; Mentre Yan era all’ospedale per una visita, il dottore che lo ha visitato, si è congratulato con lui per il suo lavoro con Dominici!

12.   Secondo voi il metal emergente italiano ha più successo fuori dai confini italiani? Se sì, perché?

Ci sono sicuramente tante band metal ed affini in Italia, e tanta gente che apprezza quel genere, ma manchiamo di spazi per esibirsi dal vivo; purtroppo vi sono molte più probabilità di sfondare nei paesi nordici come la Norvegia, dove la musica è tradizione!infatti quando la band è on the road in  tour, c’è sempre un ottimo riscontro.







Vi ringrazio di cuore per la partecipazione. Siete stati gentilissimi. ^_^

Grazie mille a te per averci concesso questo spazio, speriamo di incontrarti presto ad uno dei nostri prossimi live show!
Lucio, Brian, Yan, Americo & Samuele

mercoledì 21 marzo 2012

Intervista Penthagon



PENTHAGON

FORMAZIONE
·         Stefano “Selva” Selvatico – Basso
·         (temporaneamente sostituito da      Michele “Mentex” Massoletti)
·         Francesco “Parla” Parlatore - Batteria
·         Marco Spagnuolo - Voce
·         Alessandro “Cau” Venzi - Chitarra
·         Mario Monteverde - Chitarra/Voce

LUOGO DI PROVENIENZA
·         Brescia.


1.       Com’è nato il gruppo? Il gruppo nasce nella primavera del 2008…dall’idea di Parla di creare un progetto tutto nuovo con elementi nuovi e provenienti da varie realtà musicali allora presenti a Brescia. Ci sono stati cambiamenti nella formazione? Si ed il più significativo,ovviamente, è stato il temporaneo stop del bassista con noi. Stefano “Selva” Selvatico, è entrato a far parte di una metal band inglese, “Savage Messiah”. Attualmente in tour con gli Evile, sostituito momentaneamente dall’ottimo e talentuoso Michele “Mentex” Massoletti, proveniente dagli Xabaras prog/death metal band Bresciana.

2.       Che tipo di musica fate? HEAVY/THRASH METAL, anche se ci è stato detto che è un po’ riduttivo! In base a cosa avete scelto? Non abbiamo scelto…abbiamo solo suonato e il risultato è stato che la musica ha scelto noi!BELLISSIMO!

3.       Che significato ha il nome del gruppo? Il significato è racchiuso nella forza di ogni elemento della band..un significato di unità che rende tutti gli elementi parte integrante di un’idea che prende una forma ben definita! Com’è nato (PENTHAGON)? Sinceramente, ricordo che è stato l’ultima cosa a cui tutti pensammo…eravamo più presi a suonare!!!

4.       Avete pubblicato qualche album? QUASI…Cioè uscirà a gennaio il nostro album di debutto, omonimo, con PUNISHMENT18RECORDS e distribuito da CODE7 gli inizi del 2012.


§  E’ nato dalla sinergia e la voglia di comporre di tutti.

§  Il titolo è omonimo del nome della band.

§  La copertina racchiude il significato dei pezzi composti.
§  ...
§  Vi auto-producete oppure avete trovato un etichetta? Allora, si, ci siamo auto-prodotti IN TUTTO E PER TUTTO! L’etichetta, con al quale abbiamo firmato, collaborerà con noi dal punto di vista promozionale e di distribuzione del disco.
§  Avete incontrato qualche difficoltà nel mettere su questo progetto (prima, durante e dopo)? Se sì, quali? Quando si vogliono fare grandi progetti e raggiungere certi obbiettivi…i problemi sono all’ordine del giorno…ma diciamo che la voglia di creare è stata significativamente più grande!
§  Progetti futuri? Si, SUONARE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

5.       Secondo voi quanto è difficile trovare sostegno da parte di una casa discografica? Beh, stiamo parlando di livello Underground quindi di realtà piccole … In questo campo le etichette fungono da vetrina. Anche loro lavorano con budget più o meno ristretti e cercando di farti avere visibilità … è  difficile un po’ su tutti i fronti. Soprattutto quando si emerge? Noi siamo (sebbene, presi singolarmente, suoniamo già da un po’ di anni) un progetto nuovo e possiamo parlare solo dal punto di vista emergente … in realtà tutto il panorama viaggia sul filo del rasoio!

6.       Chi, secondo la vostra opinione, non vede di buon occhio il metal nostrano e cerca in qualche modo di mettergli i bastoni tra le ruote? Facciamo prima a dire chi non lo fa?Scherzi a parte...l’Italia da sempre, ma soprattutto negli ultimi 15 anni, ha vissuto all’ombra del bello, delle cose che tirano al momento … Quelle che “fanno Fico!!!” Il METAL non è una moda ma un modo di pensare e vivere la vita. Chi lo vive, lo fa al 100% in modo perenne senza mai cambiare idea…! Si rimane gli stessi senza mai “cambiar pelle per paura di essere emarginati” … forse questo fa paura ad altri!

7.       Quali sono i gruppi che più vi hanno influenzato? Principalmente NEVERMORE, ANNIHILATOR,  OVERKILL , DREAM THEATER, VICIOUS RUMORS, QUEEN, FATES WARNING…ma in realtà di band che ci hanno influenzato ce ne sarebbero molte di più. In che modo? Sicuramente per le loro sonorità, per il loro modo di concepire la musica e trasmetterla all’ascoltatore…Consigliamo di ascoltarli TUTTI!

8.       Com’è nata la passione per il vostro strumento? Perché avete scelto proprio quello?
    
Mario: “Per me è stata la cosa più spontanea e naturale del mondo, dopo aver lasciato il pianoforte verso i 9-10 anni ho preso in mano una chitarra ed ho cominciato a suonarla senza mai più lasciarla … ! Non è spiegabile quanto sia bello!”

Parla: “ La risposta è nella domanda! non so come nasce una passione … ti ci ritrovi dentro senza sapere come! È come innamorarsi alla fine! Esiste qualcuno al mondo che sa spiegare l'amore? No, non esiste! Beh, suonare è la stessa cosa per me!”

Cau: “A 12 anni mi sono innamorato dei Guns’N’Roses ed ho iniziato a suonare la chitarra. Ho preso le prime lezioni da un chitarrista blues incontrato per strada …”

Marco: “La mia primissima esperienza è stata in un coro di chiesa … perché?! dicevano che avevo una vocina bianca … -.-! Poi le scuole superiori e la curiosità verso la musica, nel corso degli anni, hanno fatto crescere questa passione del canto che mi ha portato fino ad oggi. E tutt’ora, l’amore per quello che faccio, continua a crescere.”

Mentex: “la passione per il basso è nata attraverso la stessa musica ed pur avendo suonato altri strumenti, il basso resta lo strumento con il quale mi esprimo meglio e che sento più mio!”


9.       Suonate altri strumenti? O vorreste imparare a suonare altri strumenti?
               
Mario: “Ho studiato il pianoforte da bambino e mi pento di aver smesso. Posso improvvisarmi al basso e riesco a tenere il tempo con una batteria...mi piacerebbe imparare a suonare il violoncello e il banjo!!!” 

Parla: “Vorrei suonare il basso e imparare a ballare il tip tap! ” 

Cau: ”Strimpello il basso. Mi piacerebbe imparare il pianoforte” 

Marco: “Strimpello la chitarra e il pianoforte … ovviamente da autodidatta! Mi piace sfogarmi con la batteria, ma è + un gioco che suonare davvero. Mi piacerebbe davvero imparare a suonare il basso e l’armonica a bocca.” 

Mentex: “Si la chitarra e la batteria. Mi piacerebbe suonare anche tanti altri strumenti!”


10.   Il live che più vi ha emozionato.
Di esperienze belle ne abbiamo avute… il primo concerto in assoluto alle pub le Streghe di Padova…Ma quello dove ti si paralizzano gli arti, senza ombra di dubbio è stato sul W.E.T. stage di WACKEN OPEN AIR 2010, il più grande festival metal attualmente in circolazione. Suonare davanti a migliaia di metallari che sono lì solo per sentire  METAL…da una bella botta di vita!!! suoni bene per forza e lì sotto fanno l’inferno!!!UNICO!

11.   Secondo voi, oggi il Rock/Metal come viene visto dalle altre persone? Eh, ma…credo ci siano 2 tipi di rockettari e metallari…c’è chi non si pone la domanda e va avanti per la sua strada chi invece ostenta troppo ma che in realtà non è ne un vero metallaro né un vero Rocker… ma solo un poser, uno fasullo!perchè…può far “figo”!!! (ndr)

12.   Secondo voi il metal emergente italiano ha più successo fuori dai confini italiani? Se sì, perché?
Il fatto che tu ci faccia questa domanda è già una risposta: se esistesse un mercato italiano del metal italiano la questione non si porrebbe. Le ragioni sono naturalmente tante. Possiamo provare a rispondere sulla base della nostra esperienza. Chi fa musica propria trova poche occasioni per suonare dal vivo. Nei locali predominano le tribute band e spesso il pubblico preferisce andare ad ascoltare cose che già conosce (anche se suonate male) piuttosto che ascoltare musica nuova. Questo limita le occasioni di visibilità.
A questo aggiungi certi difetti tipici della mentalità italiana, prima fra tutte  la tendenza all’esterofilia,  per cui tutto ciò che viene fatto all’estero è meglio di ciò che viene fatto in casa nostra. A questo proposito non è che le band italiane ottengano più successo fuori dai confini che in Italia, ma diventano famose in Italia solo dopo essersi fatte conoscere all’estero.  Come a dire che musicalmente importiamo anche la nostra musica!
Inoltre nel piccolo mondo musicale italiano sembrano prevalere invidie, scarso supporto, la mancanza di investimenti importanti e di alto livello, la tendenza a sentirsi già "arrivati" appena dopo l' incisione del 1° Demo...la lista potrebbe essere infinita...
Sarebbe necessaria una fuga di musicisti oltre che alla fuga di cervelli!!



Pagina Facebook: https://www.facebook.com/PENTHAGONBAND

Intervista Dark Ages

DARK AGES
·         Formazione.
-          Davide Cagnata: voce
-          Simone Calciolari: chitarre
-          Angela Busato: tastiere
-          Carlo “Bam Bam” Busato: batteria
-          Marco Gennari: basso

·         Luogo di provenienza.
              Verona e Mantova.



1.       Com’è nato il gruppo? Ci sono stati cambiamenti nella formazione?
Il gruppo è nato molti anni fa da alcuni giovanissimi musicisti che avevano in comune la passione per il rock; la prima formazione risale alla metà degli anni ’80 e da allora ci sono stati numerosi cambi di line-up fino al 2008 quando la band ha raggiunto un ottimo equilibrio con gli attuali componenti.

2.       Che tipo di musica fate? In base a cosa avete scelto?
Il genere che suoniamo è  prog-metal, affonda le radici dalla tradizione del prog anni ’70 con sonorità tipiche del metal anni ’80 e moderno. Il genere che proponiamo in realtà non è stata una scelta  ma semplicemente un incontro degli stili e delle influenze che hanno finora caratterizzato la formazione musicale di ciascuno di noi.

3.       Che significato ha il nome del gruppo? Com’è nato (il nome)?
Dark Ages significa letteralmente “età oscura” ovvero Medio Evo. Siamo convinti in effetti che l’epoca nella quale stiamo vivendo non sia ricca di avvenimenti o mutamenti, anche culturali e di costume, tali da diventare punti di svolta per l’umanità. Come nel Medio Evo appunto… stiamo aspettando un nuovo Rinascimento.

4.       Avete pubblicato qualche album?
I Dark Ages hanno pubblicato due album, il primo “Saturnalia” risale al 1991 mentre il secondo “Teumman – part one” è uscito nel maggio del 2011.

Com’è nato.
Parliamo di “Teumman – part one”: Nasce da alcuni soggetti di Davide uniti alle idee musicali di Simone. Mentre prendevano forma le prime vere canzoni ai due è balenata l’idea di scrivere una vera e propria Opera Rock e quindi un concept-album (cioè un disco dove tutte le tracce sono collegate tra loro nel significato, raccontando un unica vicenda). In seguito sono stati determinanti gli arrangiamenti degli altri componenti in particolare quelli di Angela per le parti strumentali.

§         Significato del nome dell’album.
Teumman è il nome del protagonista principale della nostra storia, un nome di origine assira che ha anche qualche assonanza con “the human”… resta a voi scoprire il perché.

Significato della copertina.
L’uomo in copertina raffigura il principe Teumman che grida al cielo tutta la sua sofferenza per quanto il destino gli ha riservato. I rami secchi dell’albero che escono dal suo corpo simboleggiano la rinascita nella dannazione della “nuova vita” da lui scelta.

Parla della storia.
Il sipario si apre su un campo di battaglia alla fine di uno scontro sul quale giacciono i cadaveri di vincitori e vinti. Ma un’ombra si aggira nel silenzio in cerca di un corpo per portarlo con sé negli inferi. Il corpo è quello di Teumman, principe elamita caduto in battaglia. Egli si ritrova nel Regno dei Morti e davanti a lui c’è Oriax, un demone che gli annuncia la possibilità di evitare la dannazione eterna. Entra in scena Berkaal, il Signore dell’Oscurità, che propone al principe un patto: se accetta di tornare sulla terra e far innamorare di sé Namrad, la fedele sposa del re assiro Agares, facendo così in modo che ella perda la sua anima, avrà in cambio l’immortalità. Teumman accetta, torna sulla terra e si presenta al palazzo di Re Agares. Il Re lo accoglie come un figlio ma un oscuro presagio gli ottenebra l’animo. Una volta a palazzo il principe incontra Namrad e sente nascere un forte sentimento nei suoi confronti che lei ricambia a sua volta e subito dopo è dilaniato dal dubbio perché si sente in colpa per essere parte di questo inganno. A questo punto evoca Berkaal e gli manifesta la sua intenzione di rinunciare al patto, ma ormai non può più tirarsi indietro, non gli resta che portare a termine il suo compito… e sui violenti scambi di battute di Regret la storia si interrompe…

Vi auto-producete oppure avete trovato un etichetta?
Abbiamo avuto la fortuna di trovare un accordo con un’etichetta italiana che ci ha sottoposto un contratto che prevede tra l’altro anche la massima libertà nostra sulle composizioni dei brani.

Avete incontrato qualche difficoltà nel mettere su questo progetto (prima, durante e dopo)? Se sì, quali?
Beh, la difficoltà maggiore è stata il tempo impiegato per gli arrangiamenti definitivi e per le registrazioni; è difficile lavorare ad un progetto complesso e vasto come quello che abbiamo voluto creare quando non si è musicisti “a tempo pieno”, ognuno di noi ha impegni di lavoro ed altro genere da portare avanti.

Progetti futuri?
Ovviamente “Teumman – part two”. Stiamo lavorando assiduamente ai pezzi e non vediamo l’ora di svelare l’epilogo della storia.

5.       Secondo voi quanto è difficile trovare sostegno da parte di una casa discografica? Soprattutto  quando si emerge?
Le case discografiche al giorno d’oggi pensano come una normale “azienda” ed il primo pensiero è quello di guadagnare. Per quanto le idee proposte possano essere buone non esistono più i talent-scout di qualche anno fa che investono, magari di tasca loro, rischiando a volte solo per passione. Per contro diciamo che oggi registrare e realizzare un CD con il quale portare a conoscenza degli altri la propria musica è veramente alla portata di tutte le tasche, quindi ci sono sempre più musicisti e gruppi che vogliono emergere e per forza la selezione è dura.

6.       Chi, secondo la vostra opinione, non vede di buon occhio il metal nostrano e cerca in qualche modo di mettergli i bastoni tra le ruote?
La cultura musicale dell’italiano medio è decisamente strana. Da una parte possiamo giustificarla per il fatto che di certo il paese del “bel canto” non vanta tradizioni rock come gli anglosassoni, mentre dall’altra è affascinata da tutto quello che “viene da fuori” perché ritenuto migliore. E’ vero che alcuni gruppi italiani a volte si limitano pateticamente a scimmiottare le bands più famose (magari peccando nella lingua inglese) ma è altrettanto vero che ci sono delle realtà molto più in gamba di qualche artista straniero e che meritano tutto il nostro interesse.
Se a tutto questo sommiamo il fatto che i media di certo non aiutano…

7.       Quali sono i gruppi che più vi hanno influenzato? In che modo?
Ciascuno di noi ha esperienze, ascolti ed influenze diverse tra loro; la fusione di queste ha reso possibile il sound dei Dark Ages e quello che si trova in Teumman. La lista dei gruppi che ascoltiamo sarebbe troppo lunga da scrivere!

8.       Com’è nata la passione per il vostro strumento? Perché avete scelto proprio quello?
(Simone) Quand’ero piccino la chitarra mi sembrava un’ ottimo strumento per far colpo sulle ragazze… poi mi ci sono appassionato veramente.
(Angela) Ho ricevuto in regalo una tastiera giocattolo all’età di 6 anni e da allora non ho più smesso di giocare con le tastiere!

9.       Suonate altri strumenti? O vorreste imparare a suonare altri strumenti?
Ognuno di noi suona anche altri strumenti, anche se non a livelli eccelsi.

10.   Il live che più vi ha emozionato.
Ne abbiamo fatti decisamente tanti di live. Tra i più belli ricordiamo Isola Rock 2010 in quanto è stata la prima volta che abbiamo eseguito interamente e tutto d’un fiato la prima parte di “Teumman”; ma siamo tutti concordi nel dire che forse quello più emozionante sarà il prossimo...

11.   Secondo voi, oggi il Rock/Metal come viene visto dalle altre persone?
La musica Rock è nata negli Stati Uniti d’America nella prima metà degli anni ’50. E’ da allora che i giovani la amano e i genitori la odiano, i giovani la osannano e le Istituzioni la osteggiano… oggi è esattamente come 60 anni fa. Il Rock è uno stato d’animo più che un genere musicale.

12.   Secondo voi il metal emergente italiano ha più successo fuori dai confini italiani? Se sì, perché?
All’estero la cultura musicale è diversa dalla nostra; la gente è certamente più curiosa verso le nuove proposte ed in ogni caso non fanno tanta distinzione da dove viene una persona, basta che abbia qualcosa di buono da far sentire.






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