martedì 11 settembre 2012

Intervista Television 60's



TELEVISION 60'S




Formazione:

Mikki – Vocals and Bass
Frizz – Guitar and Backin Vocals
Maark – Guitar
Cioxxx – Drums


Luogo di provenienza: Bergamo





1. Com’è nato il gruppo? Ci sono stati cambiamenti nella formazione?

La band nasce dalla mente di Mikki e Cioxxx, due ragazzi di Bergamo, che durante una notte brava a Glasgow (Capodanno 2006) si ritrovano a chiedersi: “Perché non fondiamo una rock n roll band? Potremmo chiamarla Television 60’s!”. Detto fatto!
Alla coppia si unisce presto il chitarrista Frizz, amico di lunga data, con il quale incidono il primo album.
Nel 2009 la band decide di passare da un trio ad un poker e di aggiungere alla formazione un altro chitarrista, Manuel, che desse più spinta al loro sound. All’inizio del 2010 però si arriva ad un altro cambio: Manuel lascia spazio a Maark, con il quale dopo un anno la band registra il suo secondo album.



2. Che tipo di musica fate? In base a cosa avete scelto?

L’idea era semplice: formare una superband caratterizzata da testi ai limiti della decenza e ritmi capaci di far muovere teste e fianchi, con lo scopo di vivere la propria esistenza in mezzo alle donne nude e al rock n roll. Lo street-sleaze rock‘n’roll suonato dalla band è divertente, energico, mai banale, caratterizzato da canzoni con ritornelli che rimangono appiccicati addosso come il chewingum sotto la suola delle scarpe.


3. Che significato ha il nome del gruppo? Com’è nato (il nome)?

Il nome non significa assolutamente nulla, niente a che vedere con la televisione e gli anni 60, ma suonava maledettamente bene!



4. Avete pubblicato qualche album?

Ad oggi abbiamo pubblicato 2 album.
Il primo disco, composto da dodici pezzi e autoprodotto, esce nel 2008 con il titolo “One Shot, One Fall, One Crash”. Esso viene registrato presso lo Studio17 a Clusone (BG) con la supervisione di Lucky Chiva, chitarrista dei Jolly Power con cui, tra l’altro, abbiamo condiviso il palco in un paio di occasioni.
All’inizio del 2012 abbiamo firmato un contratto con la Street Symphonies Records, etichetta underground bresciana, sotto la quale è uscito il nostro secondo album, “Celebr-hate”, composto da 8 tracce e registrato presso il Tray Studio di Inzago (MI).



5. Secondo voi quanto è difficile trovare sostegno da parte di una casa discografica? Soprattutto
quando si emerge?


Moltissimo. Perché le case discografiche, soprattutto in Italia, tendono ad ignorare totalmente i gruppi emergenti affidandosi piuttosto a band affermate.
Oppure…se conosci le persone giuste e hai un gruppo di merda sfondi, se invece non hai conoscenze e hai un supergruppo nessuno ti caga.
L’unica speranza sono le etichette underground che sicuramente mettono anima e corpo in ciò che fanno ma purtroppo nella maggior parte dei casi non hanno fondi sufficienti per supportare adeguatamente le band.



6. Chi, secondo la vostra opinione, non vede di buon occhio il metal nostrano e cerca in qualche modo di mettergli i bastoni tra le ruote?

La Chiesa ahahah…che illumina solo quando brucia.



7. Quali sono i gruppi che più vi hanno influenzato? In che modo?

Tutti e nessuno. Le nostre canzoni non fan riferimento a nessuno in particolare, ci sono venute così in sala prove e così sono. E’ ovvio comunque che andiamo matti per la scena scan-rock (Backyard Babies su tutti), ma ascoltiamo tranquillamente anche altre robe come metal, elettronica, rap e swing. Il rock n roll non è un’etichetta, è come vedi la vita, e lo puoi trovare in qualsiasi genere musicale.



8. Com’è nata la passione per il vostro strumento? Perché avete scelto proprio quello?

Probabilmente casualmente.
A Frizz quindicenne piaceva Kurt Cobain, quindi ha iniziato a suonare la chitarra.

Mikki quindicenne ha visto un video degli Iron Maiden e, folgorato da Steve Harris, ha deciso di suonare il basso.

Cioxxx ha da sempre avuto il desiderio di spaccare e far rumore, quindi batteria.

Maark ha scelto la chitarra per fare il virtuoso ma ad un certo punto ha detto: “fanculo, voglio solo far ballare la gente”.



9. Suonate altri strumenti? O vorreste imparare a suonare altri strumenti?

No..quelli che abbiamo ci bastano e avanzano ahahahahah



10. Il live che più vi ha emozionato.

Ogni live ha un suo perché, ma se proprio dobbiamo scegliere votiamo il Live @ The Rambler (Eindhoven) in Olanda per ovvi motivi!



11. Secondo voi, oggi il Rock/Metal come viene visto dalle altre persone?

Secondo noi sempre più giovani si esaltano per il rock e il metal.



12. Secondo voi il metal emergente italiano ha più successo fuori dai confini italiani? Se sì, perché?

Sì, perché all’estero c’è più apertura mentale ed interesse per il nuovo, ma questo purtroppo vale per tutti i campi, non solo quello musicale.











venerdì 7 settembre 2012

Intervista Sinezamia


SINEZAMIA





Formazione:
Marco Grazzi – voce – dal 2004
Carlo Enrico Scaietta – tastiere – dal 2004
Marco Beccari – basso – dal 2008
Federico Bonazzoli – chitarra – dal 2009
Stefano Morbini – batteria – dal 2011


Luogo di provenienza : Mantova




1. Com’è nato il gruppo? Ci sono stati cambiamenti nella formazione?

Il gruppo è nato nella metà del 2004, con l'intento di riportare quelle sonorità che ascoltavamo attraverso nostri pezzi, scritti, arrangiati e suonati da noi. All'epoca eravamo 17/18 anni ma fin da subito sono nati i primi pezzi nostri come Corto Circuito, Fotografia, Noia, Dentro me. Molti rimasti inediti, altri li suoniamo ancora oggi. Le band di riferimento erano le classiche band new wave dark anni '80 anche se a mio avviso abbiamo sempre avuto una attitudine più virata verso il rock. Da quel lontano Maggio 2004 siamo rimasti solo io, alla voce e Carlo Enrico Scaietta alle tastiere. Molti sono entrati, altrettanti usciti. Questa formazione attuale risale alla fine del 2010, attraverso la quale la band ha intrapreso un’impronta sonora ben più violenta, massiccia e corposa. Ed è quella con la quale sono usciti il fortunato singolo OMBRA nel 2011 e l'album LA FUGA nel Marzo di quest'anno.



2. Che tipo di musica fate? In base a cosa avete scelto?

Fondamentalmente facciamo un rock italiano cantato rigorosamente in italiano, molto cupo ed aggressivo. Sicuramente agli inizi, soprattutto nei primi due EP del 2007 e del 2009 eravamo più una band new wave, legata a band come i Litfiba e Diaframma degli anni '80. Con questa formazione invece, grazie anche al fatto che siamo 5 ragazzi con background differenti, si sta creando un suono sempre più personale che sta trovando riscontro sia negli amanti del rock, del dark, della new wave ed addirittura nel metal, cosa insolita per noi. Credo che LA FUGA rappresenti solo la partenza di questo nostro nuovo percorso. Già nei nuovi pezzi che stiamo componendo e registrando in sala prove suonano diversi, con una cura più maniacale degli arrangiamenti e sperimentazioni sonore per noi inedite. La scelta all'epoca di orientarci verso un trend “dark wave” era legata agli ascolti miei e degli amici, divenuti poi componenti veri e propri della band. Ora non ci poniamo limiti ne etichette... suoniamo la nostra musica e basta.



3. Che significato ha il nome del gruppo? Com'è nato (il nome)? 

Il nome risale al 2003, ancora prima che nascesse la band e fu cognato da me e Carlo Enrico. E' l'accostamento di due parole latine Sine e Zamia, ovvero “Senza pregiudizio”. Ci piaceva il significato ed il suono. Sicuramente una parola originale e unica. Non ricordo bene le dinamiche, ma io avevo già in mente di formare una band e suggerii questo nome all'allora band di Carlo Enrico, che però non venne mai utilizzato. Meglio cosi.



4. Avete pubblicato qualche album?
  • Com’è nato. 
  • Significato del nome dell’album. 
  • Significato della copertina. 
  • Parla della storia. 
  • Vi auto-producete oppure avete trovato un etichetta? 
  • Avete incontrato qualche difficoltà nel mettere su questo progetto (prima, durante e dopo)? Se sì, quali? 
  • Progetti futuri? 

· Il nostro primo album è uscito nel marzo di quest'anno e si intitola LA FUGA, da Agosto ci stiamo avvalendo della collaborazione con i ragazzi di Atomic Stuff per la promozione del disco in Italia e all'estero su panorami nuovi, diversi da quelli dark, new wave degli ultimi anni (dove ci siamo sempre mossi) per spingere la nostra musica anche su altri fronti, secondo noi attinenti a quello che facciamo adesso e molto interessati. Lo dimostrano le ottime recensioni su diverse webzine metal. Prima di questo lavoro, ci sono state altre uscite discografiche ufficiali, ovvero l'ep FRONDE del 2007 (7 pezzi), l'ep SACRALITA' del 2009 (4 pezzi) ed il singolo OMBRA nel 2011.
Da fine 2010 ad ora non abbiamo più suonato a Mantova. Abbiamo deciso di dedicarci soprattutto alla stesura e pre-produzione dell’intero disco e a provarlo dal vivo lontano da casa. Siamo stati quindi in diverse città, come Torino, Bergamo, Brescia, Milano, Roma, raccogliendo diverse esperienze. Nell’aprile 2011 siamo entrati negli Strong Studio di Saro Torreggiani ed abbiamo registrato il singolo “Ombra”,edito poi nel mese successivo. Visti i numerosi e positivi riscontri del pezzo, abbiamo deciso di entrare in studio a fine maggio, per iniziare a registrare i pezzi inediti che avevamo, con l’intento di arrivare a confezionare un disco di otto brani. La prima parte di registrazioni si è conclusa a luglio con sei canzoni registrate. Le ultime due, composte tra agosto e settembre, sono state registrate a ottobre. Il disco sarebbe dovuto uscire a cavallo tra dicembre e gennaio ma purtroppo, un furto a fine novembre agli Strong Studio ha causato l’imprevisto: tutte le registrazioni sono andate completamente perse. Un furto che ha toccato nel profondo noi ed altri dieci artisti. Tutto da rifare, tutto da capo, proprio quando il traguardo era li, ad un soffio. Non ci siamo persi d’animo e con la grinta e voglia di riscattarci, nel solo mese di dicembre abbiamo registrato nuovamente l’intero disco con Daniele La Spada e nei primi due mesi dell’anno abbiamo curato i mixaggi e master con Saro. E’ stata una bella rivincita e una grande soddisfazione personale. A posteriori, possiamo dire che il risultato, sicuramente dettato dalla rabbia per quello che era successo e dall’entusiasmo di pubblicare un disco nuovo, è stato decisamente migliore. Ridendoci sopra, possiamo anche dire che da qualche parte esistono le registrazioni inedite di un disco dei Sinezamia che non vedranno mai la luce, forse.
l titolo è stato scelto come ultima cosa, dopo la copertina, opera della bravissima fotografa fiorentina Elisa Melai. All’inizio vi erano altri titoli, come “Metamorfosi”, “Vita sotterranea”, “Frammenti”. Poi abbiamo deciso di optare per “La fuga”, che è anche uno dei pezzi contenuti nell’album. Questo disco per noi rappresenta una fuga da tante cose.
Innanzitutto è una fuga dalla quotidianità e dalla mondanità che, la maggior parte delle volte, opprimono i nostri sentimenti e le nostre aspirazioni e la musica è sicuramente un mezzo che aiuta ad evadere. Una fuga da certi stereotipi musicali troppo inflazionati e scontati; noi stessi non ci consideriamo più una band solamente new wave o dark o come dir si voglia e credo che questo album ne sia la prova. E’ il frutto di cinque background musicali diversi che hanno dato vita a questi otto pezzi e ad altri che, per il momento, sono rimasti nel cassetto o stanno nascendo ora. Ci piace mescolare un po’ le tinte,mantenendo però il nostro stile, sicuramente diverso da molte altre band ma tuttora riconoscibilissimo; è una fuga da continui accostamenti… e credo che noi ce l’abbiamo fatta. Ora tocca a chi ci ascolta riscontrare questo fatto…
Ci siamo sempre autoprodotti tutto. Tutti i nostri lavori discografici sono stati finanziati da noi stessi. Io ho seguito l'aspetto grafico di tutti gli artwork e l'aspetto burocratico stampa/siae/vendita.
La stessa distribuzione è seguita da noi. Vendiamo il cd per corrispondenza, in alcuni negozi, su Ebay e su oltre 20 piattaforme digitali in tutto il mondo. Certo, la cosa resta sempre limitativa perché viene a mancare una distribuzione e promozione capillare ed adeguata. Ma coloro che dicono di occuparsi di ciò, il più delle volte, richiedono cifre troppo alte e non siamo mai certi del riscontro garantito. Lo stesso discorso vale nel trovarci le date. Seguiamo tutto noi, siamo una piccola azienda dalla creazione dei pezzi al prodotto finale, ovvero i dischi. E ne siamo molto fieri di ciò, perché ti permette di restare sempre a stretto contatto con l'arte che crei tu, viverla veramente e venire a conoscenza di tutti gli aspetti più rognosi ma indispensabili.
I problemi che riscontriamo credo siamo quelli che trovano tutte la band: troppo cambi di formazione (anche se al momento non ne rimpiango nessuno) e troppa difficoltà nel trovare date e il giusto interessa da parte delle riviste specializzate. Tra i progetti futuri speriamo in una buona risposta di pubblico con l’album e che ci permetta di entrare in contatto con persone davvero interessate al nostro progetto. Auto-prodursi in tutto è si soddisfacente, ma davvero massacrante e comunque limitativo. Speriamo di fare molti concerti, conoscere nuova gente e proporre già nuovi pezzi. Alcuni sono stati scartati dalle session del disco, altri stanno nascendo in questo periodo ed alcuni del passato li abbiamo completamente stravolti. Un motivo in più per vederci dal vivo.



5. Secondo voi quanto è difficile trovare sostegno da parte di una casa discografica? Soprattutto quando si emerge?

Non lo so, non avendo mai avuto a che fare con case discografiche, potrei risponderti per ipotesi. Più che trovare il sostegno (sarebbe già un grandissimo risultato) sarebbe già tanto trovare una etichetta che almeno risponda alla tua richiesta, al prodotto che porti a loro. La maggior parte non risponde e trova, a mio avviso, interesse in quelle band facilmente modificabili, con un sound insipido, facilmente contaminabile. Sicuramente quelle band “indie”, tutte un po' uguali tra loro, cosi tristi, incazzate e modaiole allo stesso tempo. Che parlano di amori come raccontare una filastrocca vagamente rockeggiante.



6. Chi, secondo la vostra opinione, non vede di buon occhio il metal nostrano e cerca in qualche modo di mettergli i bastoni tra le ruote?

Non seguo la scena metal, almeno io personalmente. Marco il bassista si, ha trascorsi in band trash, ma anche lui, sebbene ami ancora quel genere, non lo segue più come anni fa. Io mi fermo ai Black Sabbath con Ozzy (li adoro letteralmente) e ai primi Death SS con Paul Chain. Io stesso non apprezzo la scena metal di adesso, in Italia e non. In primis ho altri background, quindi il mio parere risulta appunto influenzato da altri ascolti e stili. Io prediligo la cupezza, il nervosismo, la drammaticità e il cantato in italiano. Il sentimento, l'emozione. La band metal di adesso mi sembrano un po' tutte fatte con lo stampino, un po' troppo infarcite di batterie triggherate, classico riff piazzato li e voci, per me, indecifrabili. Scusa se sono stato un po' “duro”. Eppure il nostro disco sta avendo molti apprezzamenti nell'ambito metal. Molte webzine lo hanno recensito in maniera ottima. Questo comunque testimonia che nel metal la musica è vissuta davvero con il cuore...e la cose è lodevole. Però nel nostro disco, credo che certe sonorità metal (certo, non estreme) le si possano avvertire.



7. Quali sono i gruppi che più vi hanno influenzato? In che modo?

Visto che suoniamo da 8 anni e ci sono stati almeno 10 musicisti...ti faccio un elenco di tutto, perchè sarebbe un labirinto addentrarsi nelle influenze di tutti: Black Sabbath, Editors, Interpol, White lies, Tool, Timoria, Litfiba '80, Diaframma '80, Neon, Joy Division, Bauhaus, The Cure, Franz Ferdinand, Queen, Pink Floyd, Guns'n' roses.



8. Com’è nata la passione per il vostro strumento? Perché avete scelto proprio quello? Suonate altri strumenti? O vorreste imparare a suonare altri strumenti?

Dovrei chiederlo a tutti...ma è una domanda che non mi sono mai posto. Gli altri ragazzi, oltre al loro strumento principale, sanno anche interagire con chitarra, batteria, basso e tastiere. Io ammetto di non suonare nulla (sto imparando i primi accordi di chitarra) ed anche vocalmente sono un autodidatta, mai preso una lezione di canto. Io voglio e devo trasmettere emozioni anche se riconosco in me un netto miglioramento rispetto al primo lavoro Fronde. Mi piace scrivere e sfogare le mie sensazioni ed emozioni attraverso le parole, in italiano. Non sempre riesco a scrivere dei testi che mi soddisfino, come credo capiti a molti. Molte volte i più belli sono stati scritti di getto in pochi minuti...e mi piace giocare molto con la mimica. Il mio strumento è sicuramente il corpo, vivo fisicamente ogni singolo momento del concerto.



9. Il live che più vi ha emozionato.

I concerti sono stati parecchi, ma speriamo lo siano sempre di più. Per noi è la dimensione più importante ma che però fatichiamo sempre a coltivare con costanza. L’essere indipendenti al 100% comporta che sia io stesso a trovare date, spedire cd a destra e a manca, fare promozione, ecc.
Il tutto è sempre stato tutto autogestito dai Sinezamia, mai nessun esterno. E quindi quello che spero, sarebbe un po’ più di fiducia da parte dei gestori e dagli organizzatori di eventi. Siamo sulla piazza da 8 anni, 6 oramai dal vivo seriamente, non siamo alle prime armi. E soprattutto cantiamo in italiano, senza nasconderci a cantati pseudo-inglesi dal significato sconosciuto.
Esperienze belle ce ne sono state parecchie. In particolare posso citarne due soprattutto, ovvero la data al Sinister Noise di Roma con gli Avant Garde, nel Dicembre 2011. Pubblico romano davvero ottimo ed interessato, che mi ha accompagnato poi nei locali notturni di Roma fino all’alba e sicuramente quello all’Ekidna di Carpi (Mo) nel maggio di quest’anno. Ottima location, ottimo pubblico partecipe e spettacolari i ragazzi dell’organizzazione Grotesque, ovvero Gianfranco e Nico. Il concerto è stato anche ripreso



10. Secondo voi, oggi il Rock/Metal come viene visto dalle altre persone?

Dalle altre persone che non ascoltano ciò? E' sempre il solito discorso: musica per drogati, depressi, satanisti. Aimè non è cosi, conosco moltissime persone di questo ambiente e posso assicurare che sono le più sensibili e disposte al dialogo e al socializzare. Io mi sono sempre considerato un “dark”, ma di quelli di una volta..vestito elegante, ho sempre evitato borchie, stivali con cm di suola, ecc., lasciando spazio ad orecchini, rosari, aneli, bracciali. Quindi non mi viene difficile entrare anche in ambienti diversi da quelli che piacciono a me. Anzi mi piace entrare nei posti dove vengo visto come un diverso, per cogliere i loro sguardi sbalorditi. Ma ammetto che c'è molta gentaglia, incapace di relazionare e molto propensa allo scontro verbale ed anche fisico. Una tristezza.



11. Secondo voi il metal emergente italiano ha più successo fuori dai confini italiani? Se sì, perché?

Credo di si, parchè l'Italia è un paese fermo, mentalmente. Sicuramente il metal ha comunque più sbocchi e possibilità in Italia che una band come noi, un po' atipica. Il cantato in inglese ti permette di essere ascoltato senza magari una particolare attenzione da parte dell'ascoltatore. Noi invece siamo convinti nello scrivere in italiano, perché siamo fortemente convinti in quello che diciamo e vogliamo trasmettere. E l'italiano non è certo una lingua facile da piegare alle metriche rock, ma sicuramente una bellissima lingua, a mio avviso la più bella. Puoi giocare su sfumature, su dei chiaro/scuri incredibili. All'estero comunque vi è una cultura maggiore nei giovani verso la musica. I gruppi emergenti hanno i lori spazi e sono supportati. Qua si fa a botte oramai con le cover band, perché la gente vuole ascoltare le canzoni degli artisti preferiti. E degli stessi artisti preferiti si hanno le discografie scaricate e masterizzate. Manca proprio la cultura di fondo che sta alla base della musica: l'acquisto del disco, l'assimilarlo, il seguire la band dal vivo.
Qua ci si riduce a suonare in posti non adatti alla musica, con gestori incompetenti, a prezzo zero. Questo non è rispetto per chi si sbatte nel fare arte...perché la musica è arte.




Vi ringrazio di cuore per la partecipazione. Siete stati gentilissimi. ^_^
Grazie a te per lo spazio concesso. Ricordo che chiunque è interessato al nostro disco LA FUGA (ma anche ai precedenti EP) può contattarci ai seguenti link, aggiornati di continuo quotidianamente:

info@sinezamia.it - sinezamia@hotmail.it

http://www.sinezamia.it
http://www.myspace.com/sinezamiamantova
http://www.facebook.com/sinezamia
http://www.lastfm.it/music/Sinezamia
http://www.rockit.it/sinezamia
http://www.tunecore.com/music/sinezamia
http://itunes.apple.com/us/artist/sinezamia/id508458571


















giovedì 6 settembre 2012

Intervista Yerbadiablo


YEARBADIABLO



Formazione:
Nik “the oyster”: vocals, guitars & bass El loco: drums The Jester: percussions, piano, synth, violin, jew's harp, harmonica, noise fx additional players: Gabriele Bolognesi (tenor sax & flute) - Thomas Gamberini (background & lead vocals) – The Manimal (background vocals) – Fabio “ili” Cantelli (guitars & vocals) – Luca Gomedi (percussions, didjeridoo & synth).

Luogo di provenienza: Bologna.




1. Com’è nato il gruppo? Ci sono stati cambiamenti nella formazione?

Yerbadiablo è un progetto solista, una one- man band, nata semplicemente dalla mia passione per la musica e per il desiderio di realizzare un album attraverso cui poter esprimere e dare voci ai miei pensieri. Del resto considero la musica un mezzo di comunicazione senza eguali.
Alla registrazione del primo album “Jester in Brick Lane”, hanno collaborato diversi musicisti ognuno dei quali ha lasciato la sua personale impronta sull'album. E' stata un' esperienza entusiasmante in un clima di serenità e complicità e libera da ogni tipo di stress, fattori fondamentali per la buona riuscita di un progetto in studio.



2. Che tipo di musica fate? In base a cosa avete scelto?

“Jester in Brick Lane” è un album eclettico e camaleontico. Difficile attribuirgli un genere particolare, perchè di fatto si muove all'interno di vari generi musicali. Le influenze sono molteplici (Hard Rock, Punk, Noise, Progressive, Reggae, Rock'n'Roll, Psychedelia, Country etc...). Questa varietà riflette in pieno il mio modo di essere e nasce dalla personale necessità di una libertà stilistica totale e da un'innata avversione verso ogni tipo di omologazione, di categorizzazione.
La musica è libertà e “Jester in Brick Lane” vuole essere discepolo di questo dogma. Il suo significato di fondo assume una logica proprio nella sua molteplicità. Ogni canzone è come un frammento di puzzle che insieme agli altri rende possibile il disegno completo.




3. Che significato ha il nome del gruppo? Com’è nato (il nome)?

La yerba del diablo è una pianta dalle proprietà psicotrope usata da alcune popolazioni indigene del Messico, come gli Yaquì, nei loro rituali sciamanici. E' spesso protagonista nelle avventure dei libri di Carlos Castaneda, che per molto tempo sono state le mie principali letture. Ho scelto di chiamare la band Yerbadiablo proprio come personale tributo a questo autore e all'America Latina e come segno del profondo rispetto che nutro verso tutte le minoranze indigene del pianeta, che considero una ricchezza da preservare.
L'erba del diavolo è una pianta sacra dalle proprietà curative, il suo consumo permette di esplorare realtà parallele e differenti stati di coscienza. Possiede pero' anche un lato oscuro e pericoloso, chi si avvicina ad essa, prima ancora di saperla maneggiare deve avere un animo nobile per non diventare sua inconsapevole vittima.
Come dice l'indio Don Juan:

“L'erba del diavolo trattiene gli uomini che vogliono il potere e si sbarazza di quelli che non sanno gestirlo!”



4. Avete pubblicato qualche album? 

Il primo album ufficiale degli Yerbadiablo è “Jester in Brick Lane” ed è uscito ufficialmente il 27 agosto 2012.

Com'è nato.
Inizialmente, come spesso accade, era soltanto un' idea. Per permettere ad un' idea di diventare realtà bisogna avere una grande volontà, una dedizione totale, ma soprattutto bisogna crederci. Bisogna credere prima in sé stessi e poi nel progetto.
La mia passione per la musica ha fatto il resto. Non è stato difficile credere in un progetto musicale, dal momento che la musica è ciò che per me ha più valore. Potrei vivere senza tante cose, ma non senza di essa!

Significato del nome dell’album.
Ti svelo subito una curiosità. L'album avrebbe dovuto chiamarsi semplicemente “Jester” ed è stato così fino a poco prima di firmare il contratto con l'etichetta. Jester in inglese significa "giullare". Una figura a me cara perché evoca mistero, follia, creatività e genio. Il giullare è il protagonista dell'intero album, è lui che assumendo varie forme unisce le tracce una ad una con diabolica pazienza. Ma il titolo “Jester” mi sembrava troppo riduttivo e in un certo senso banale. All'ultimo ho deciso, con l'approvazione della mia etichetta, di chiamarlo “Jester in Brick Lane”, perchè meglio rappresentava la natura eclettica dell'album, sia a livello sonoro che di contenuti.
Tra l'altro “Brick Lane” è la terza traccia dell'album ed è una delle canzoni a me più care. E' dedicata alla celebre via di Londra che, durante un mio soggiorno mi ha letteralmente folgorato e forse ha dato il la alla realizzazione di questo album. A Brick Lane si respira un'atmosfera artistica senza paragoni, si incontrano gli individui più strani e si tocca con mano il prezioso diritto della libertà espressiva. Queste caratteristiche unite al fatto di essere nel quartiere bangladese di Londra conferiscono a Brick Lane un fascino multiculturale ed esotico, dal quale è difficile non farsi travolgere.
Consiglio a chiunque vada a Londra di recarsi a Brick Lane e di restarci il più possibile!

Significato della copertina.
La copertina in sé non ha un significato. Su sfondo nero campeggia il logo Yerbadiablo e sopra di esso vi è il simbolo sul quale non mi pronuncio, preferendo lasciare libera interpretazione.
Il significato semmai si ritrova nel booklet, dove ogni canzone è affiancata da un simbolo che la rappresenta. La simbologia è infatti parte integrante dell'album ed è importante tanto quanto musiche e testi. Nulla è lasciato al caso.

Parla della storia.
Impossibile riassumere in poche righe tutto quello che c'è qui dentro, ma per chiunque desideri avere informazioni sul contenuto di “Jester in Brick Lane” e abbia una certa dose di pazienza (perché c'è parecchio da leggere) inserisco qui sotto il link alla mia pagina facebook. Sotto la voce “informazioni” c'è la risposta a questa domanda in inglese e italiano. In fondo c'è addirittura una sorta di riassunto canzone per canzone. Buona lettura:
http://www.facebook.com/pages/Yerbadiablo/187711264596993?ref=hl

Vi auto-producete oppure avete trovato un etichetta?
Mi sono auto- prodotto. Prima è stato registrato l'album e successivamente ho trovato l'etichetta per promuoverlo. Non posso che ringraziare di cuore la Logic(il)logic, per aver creduto nel progetto e per avergli dato una “casa” degna. Il lavoro che sta facendo per promuovere il disco è eccezionale. La cosa che mi ha fatto più piacere è che i ragazzi della Logic(il)logic hanno apprezzato “Jester in Brick Lane” pur nella sua stravaganza e nella sua matrice non prettamente Metal, se non a tratti.
Si tratta quindi di una sorta di scommessa sia per me che per l'etichetta e credo che entrambi meritiamo di vincere questa scommessa, se non altro per il coraggio di osare e di rompere gli schemi. Spero fortemente che la loro fiducia venga ripagata nel migliore dei modi.
Ma questo ovviamente lo deciderà il pubblico.

Avete incontrato qualche difficoltà nel mettere su questo progetto (prima, durante e dopo)? Se sì, quali?
Da ragazzino avevo già avuto due esperienze in studio con il mio precedente gruppo. Questa volta si è trattato di un album solista. Una cosa ben diversa. Un'esperienza particolare che presenta aspetti negativi e aspetti positivi. Uno negativo è che doversi occupare da solo della composizione di musiche e testi, della registrazione di quasi tutti gli strumenti e della preparazione dell'artwork, non è semplice. Richiede pazienza, sacrificio, autocontrollo e concentrazione.
Uno positivo è che si è totalmente liberi, si ha il pieno controllo della situazione, non ci si stressa e soprattutto non si litiga con nessuno! Se devo tirare le somme direi che gli aspetti positivi superano di gran lunga quelli negativi.
Per la buona riuscita di un album infine è necessario mantenere il più possibile il clima sereno e disteso durante ogni fase di registrazione. In questo senso hanno quindi un ruolo fondamentale sia lo studio di registrazione che il produttore esecutivo. Luca Gomedi dell'High Distortion Level non mi ha certo fatto mancare queste qualità. Il giullare ovviamente ringrazia anche lui!

Progetti futuri?
Al momento progetti futuri veri e propri non ce ne sono. Diciamo che mi godo un po' di relax e speriamo qualche soddisfazione, dopo più di un anno passato tra mixer, chitarre, e foglietti di carta su cui scrivere parole e note. Ma se devo essere sincero mi stuzzica l'idea di un nuovo progetto, ovviamente sempre targato Yerbadiablo, ma questa volta con una band dietro. Mi piacerebbe fare un album veramente fuori di testa, per cui se dovessero bussare alla mia porta i musicisti più strippati che esistano in circolazione, potrebbe nascere qualcosa di interessante. 



5. Secondo voi quanto è difficile trovare sostegno da parte di una casa discografica? Soprattutto quando si emerge?

Se parli di sostegno economico una band emergente deve, nel 99% dei casi, fare affidamento esclusivamente sulle proprie disponibilità. Togliendo il lato economico, ci sono sicuramente label indipendenti, che per quanto piccole, sono in grado di svolgere degnamente il proprio lavoro. Così come sicuramente ce ne sono altre che lasciano a desiderare in quanto a professionalità e onestà. Fortunatamente non è il mio caso. “Jester in Brick Lane” non poteva finire in mani migliori.



6. Chi, secondo la vostra opinione, non vede di buon occhio il metal nostrano e cerca in qualche modo di mettergli i bastoni tra le ruote?

Purtroppo non è un problema solo di Metal e purtroppo non è un problema solo attuale. Sono tanti i gruppi italiani, anche del passato, che avevano tutte le carte in regola per lasciare un segno a livello internazionale, se non fosse che erano italiani. Un deficit di partenza difficilmente colmabile. Il caso più clamoroso è sicuramente quello degli Area. Gli Area sono, e non ho paura a dirlo, una delle più grandi band degli anni '70, a livello tecnico e creativo non hanno nulla da invidiare a gruppi straordinari quali King Crimson, Gentle Giant e Gong, e le doti canore di Demetrio Stratos sono inarrivabili per chiunque. Sperimentatori talmente folli da eludere ogni catalogazione. Eppure difficilmente ci si ricorda di loro. Se fossero stati inglesi o americani oggi potremmo ammirare i loro strumenti sparsi in tutti gli Hard Rock Cafè del mondo. Ma erano italiani!



7. Quali sono i gruppi che più vi hanno influenzato? In che modo?

Difficile dirlo dal momento che mi nutro di musica a 360 gradi, escludendo ovviamente le schifezze commerciali. “Jester in Brick Lane” cambia binario ad ogni stazione e spesso lo cambia in corsa. Il risultato sono 13 tracce distinte una dall'altra e provenienti da background differenti.
Se vuoi qualche nome: Dagli Infectious Grooves ai Blue Oyster Cult, da Tom Waits ai Grateful Dead, dagli Einsturzende Neubauten a Pj Harvey, dai Sunn o)) ai The Black keys, dai Ramones a Mike Patton. Insomma da un estremo all'altro senza sosta. Tutto questo è ciò che mi influenza e che in qualche strano modo ha fatto nascere “Jester in Brick Lane”.



8. Com’è nata la passione per il vostro strumento? Perché avete scelto proprio quello? 

Il mio strumento è la chitarra, diciamo che nasco come chitarrista, ma non ho una vera passione e non sono io che ho scelto la chitarra, ma è la chitarra che ha scelto me. Se da bambino vivi in un condominio difficilmente potrai suonare la batteria senza che qualcuno ti rompa i coglioni. Quanto al basso, beh, da bambino non sai manco a cosa serve e certamente sognando di diventare una Rock Star assumi come modello cantanti e chitarristi, perchè il successo spetta a loro.
Poi per fortuna diventi grandicello e capisci che la base ritmica (basso e batteria) non solo è l'ossatura di una canzone, ma può perfino diventare il loro punto di partenza. E' con questa consapevolezza che ho composto la maggior parte delle canzoni di “Jester in Brick lane”. La fase creativa, ruolo che solitamente spetta a chitarra e voce, è stata qui affidata per lo più al basso. Se non fossi partito da lì staremo parlando di un album del tutto diverso, sicuramente meno particolare.
E' incredibile scoprire quanto partendo da un giro di basso e da un ritmo di batteria cambi la prospettiva di una canzone. E a quel punto viene il bello, perchè riesci a tirar fuori dalle chitarre cose che prima non avresti nemmeno immaginato. Un esercizio davvero stimolante!



9. Suonate altri strumenti? O vorreste imparare a suonare altri strumenti?
Cerco di suonare tutti gli strumenti possibili, conscio del fatto che non è fondamentale essere tecnici o virtuosi per potersi permettere di suonare. Un suono può essere prodotto con qualunque cosa e in qualunque modo. Tutto può essere musica. Ciò che serve, soprattutto al giorno d'oggi, sono l'originalità e le idee, che latitano da troppo tempo.
Se si guardasse solo alla tecnica non sarebbero nati generi come il blues, la psichedelia, il Punk, il garage e tanti altri. Sarebbe una noia mortale!



10. Il live che più vi ha emozionato.

Gli Yerbadiablo non hanno al momento un'attività live, trattandosi di un progetto solista. In futuro chissà...



11. Secondo voi, oggi il Rock/Metal come viene visto dalle altre persone?
Rock will never die!!! Ormai sembra quasi banale dirlo, ma è la dannata verità.
Anche se in certi periodi il Rock sembra avere la bandiera a mezz'asta, prima o poi arriva sempre qualche band capace di riportarla in cima e a farla sventolare nell'alto dei cieli. Amen.
Come viene visto dalle altre persone non è importante ed è del tutto ininfluente. Mi spiace per loro.



12. Secondo voi il metal emergente italiano ha più successo fuori dai confini italiani? Se sì, perché?
Sinceramente ho perso un po' di vista la scena metal emergente italiana. Fino a una decina di anni fa la seguivo certamente di più. Se non erro i gruppi che hanno fatto più successo fuori dai confini italiani hanno avuto di pari passo lo stesso successo anche in patria. Mi riferisco ad esempio ai Rhapsody, gli Extrema, i Necrodeath e tanti altri. Inoltre per molti gruppi stranieri è un piacere suonare in Italia, proprio per la partecipazione e il calore che solo il pubblico italiano è in grado di dare. Magari in termini numerici gli italiani sono leggermente inferiori, ma si fanno sentire eccome.






























martedì 21 agosto 2012

Intervista Absynth Aura




ABSYNTH AURA




Formazione:

Claudia “Klod” Saponi – Vocals
Michele “Dr. Viossy” Vioni – Guitars
Giorgio “JT” Terenziani – Bass
Marco “Mark” Renzi – Drums


Luogo di provenienza:  Fabbrico (RE) / Riccione




1.   Com’è nato il gruppo?
      Il gruppo nasce, si può dire per caso? Il tutto prende vita perché Claudia aveva bisogno di arrangiare a registrare un brano per un concorso a cui doveva partecipare. Il brano in questione era Will is Power… noi ci conoscevamo già da tempo, ma non avevamo mai collaborato insieme direttamente. La cosa è andata bene fin da subito, Claudia ha vinto il concorso e abbiamo continuato a mandarci idee, fin quando non abbiamo capito che era decisamente meglio unirsi e formare una band piuttosto che lavorare separati e sporadicamente.

2.    Che tipo di musica fate?
      Questa è una bella domanda… ci hanno dato le etichette più diverse perché sostanzialmente su Unbreakable si possono trovare mille influenze diverse: dal pop al metal dal soul al progressive. Se vogliamo rendere le cose semplici diciamo una sorta di melodic metal anche se ogni definizione sta un po’ stretta la momento.

3.    Che significato ha il nome del gruppo?
      Significato vero e proprio non c’è è un binomio che genera idee e sensazioni. Il nome nasce da un’idea di Viossy che ha unito il concetto di Absynth preso da una scena di Dracula (quello con Gary Oldman per intenderci) con Aura per dare l’idea di qualcosa di evanescente, ma bello e profondo. Alla fine è piaciuto a tutti e abbiamo pensato che era proprio il nome giusto. Come sempre alcune cose sai che funziona e basta eh eh.

4.    Avete pubblicato qualche album?
      Sì nel 2011 e stiamo scrivendo il secondo. Il primo si chiama Unbreakable e lo potete trovare un po’ su tutti i distributori digitali, ma in questo caso venite a cercarlo direttamente sul nostro sito!

 Com’è nato.
Unbrekable nasce dalla voglia e dalla necessità di ognuno di noi di mettere in campo le sue idee, la proprio esperienze e il suo io in un progetto comune dove musica, testi, emozioni e comunicazione vanno di pari passo.
§        Significato del nome dell’album.
Indistruttibile… è un po’ il filo conduttore di tutti i testi, la voglia di cambiare e il sapere che spesso, meglio vanno le cose più ti allontani dalle simpatie, così come il fatto che alla fine i conti li devi fare con te stesso.
§     Significato copertina.
      Il significato della copertina non lo dico o meglio è quello che si può vedere e ognuno lo interpreta a modo suo, se diciamo tutto finisce il bello, no?
           Parla della storia.
     Unbreakable non è un concept album, ma allo stesso tempo tutti i testi sono legati insieme da una tematica comune e ci si possono ritrovare tanti elementi trasversali e di continuità. Intanto quasi tutti i testi sono in prima persone e narrano di un processo di catarsi del protagonista… soprattutto interiore così che ognuno possa adattare al proprio vissuto le tematiche di cui abbiamo parlato.
   Vi auto-producete oppure avete trovato un etichetta?
      Ci auto produciamo e abbiamo un’etichetta… anzi 2! Per il mercato Giapponese e Asiatico siamo usciti con Avalon Marquee, mentre per il resto del mondo con una label italiana che si chiama Logid(il)Logic.  La produzione artistica ed esecutiva la seguiamo direttamente noi, anche perché avendo 3 Home Studio ben attrezzati riusciamo a fare la maggior parte dei lavori direttamente a casa. Per quanto riguarda invece la parte più puramente promozionale cerchiamo di essere attivi e ricettivi, ma il grosso del lavoro (un ‘ottimo lavoro!!!!) è stato fatto direttamente dalla nostro label italiana.
   Avete incontrato qualche difficoltà nel mettere su questo progetto (prima, durante e dopo)?
      Difficoltà? Le solite… quelle che è giusto ci siano, idee diverse durante la stesura, tempistiche sballate sulla registrazione, però niente di incredibile. Poi, abbiamo un vantaggio: abbiamo una donna nella band e, quando le opionioni, sono divergenti è tutto semplice lei hai sempre ragione ah ah.
 Progetti futuri
     Sicuramente il secondo disco su cui stiamo già lavorando e perché no… video e tour iniziando a guardare anche fuori dal suolo italico…

5.   Secondo voi quanto è difficile trovare sostegno da parte di una casa discografica? Soprattutto  quando si emerge? 
      Il sostegno è difficile, ma le label indipendenti lavorano bene cercando di sfruttare al massimo i contatti e le risorse disponibili. È però ugualmente importante che la band si dia da fare, se non ci si crede e non ci si lavora al 100% non si muove nulla!

6.    Chi, secondo la vostra opinione, non vede di buon occhio il metal nostrano e cerca in qualche modo di mettergli i bastoni tra le ruote? 
      Non credo nei complotti quindi direi di no. Certamente non siamo la patria del metallo e questo genere di musica non è nazionalpopolare, ma non ci sono grandi architetti che remano contro di noi. C’è indubbiamente un mercato discografico in agonia e un circuito live a corto di ossigeno, ma non è una situazione solo italiana.

7.    Quali sono i gruppi che più vi hanno influenzato? In che modo? 
       Qui ognuno potrebbe dire la sua e le influenze sono molteplici, abbiamo veramente preso da tutti i generi e tutti gli artisti che abbiamo ascoltato… da Christina Aguilera a i Dream Theater, passando per Europe, Mr. Big, Nickleback, Sara Vaughn, Alicia Keys, gli Alter Bridge… di tutto e di più. In questo disco puoi trovare il tocco e la personalità di ogni singolo elemento.

8.       Suonate altri strumenti? O vorreste imparare a suonare altri strumenti?
Tutti conosciamo il suono e le possibilità degli strumenti suonati da gli altri componenti della band. Per il resto siamo tutti un po’ polistrumentisti. Claudia suona tuttooooo: piano, batteria e chitarra e ovviamente canta. Mark suona la batteria e un po’ il piano. Io e Viossy chitarra e basso e programmiamo di tutto a computer dalle batterie alle orchestre passando per synth e campioni.

9.   Il live che più vi ha emozionato.
Con gli Absynth Aura sono stati due: sicuramente il primo al Rock&Roll Arena di Romagnano Sesia (NO) e poi il concerto presso il palazzo della Gran Guardia di Verona, entrambi insieme a gli Arthemis con cui abbiamo condiviso il Tour l’anno scorso!

10.  Secondo voi, oggi il Rock/Metal come viene visto dalle altre persone?
       Le altre persone non esitono ah ah… dipende dal target a cui si riferimento e cosa si intende per Rock/Metal! Secondo me la vera distinzione è tra ciò che arriva alle masse che possiamo considerare Pop in quanto popular e quello che rimane, appunto underground con vari gradi di diffusione. Se una cosa è presentata bene e ben fatta è comunque sempre vista e spesso anche bene.

11.  Secondo voi il metal emergente italiano ha più successo fuori dai confini italiani? Se sì, perché?
Sì e no. Sì perché in altri paesi il mercato metal è più ampio quindi i numeri sono maggiori anche per le band italiane. No, perché il metal italiano è stato visto molto spesso come un metal di serie B, come tutto quello prodotto da paesi non del Nord, però le cose stanno cambiando e anche velocemente specialmente grazie ad alcune band o artisti dal respiro internazionale.






PAGINA FACEBOOK: 
https://www.facebook.com/pages/Absynth-Aura/196053940437665 










lunedì 14 maggio 2012

Intervista (EchO)




(EchO)





Formazione:
Antonio Cantarin (Voce)
Mauro Ragnoli (Chitarra)
Simone Saccheri (Chitarra)
Simone Mutolo (Tastiera)
Agostino Bellini (Basso)
Paolo Copeta (Batteria)

Luogo di provenienza: Lago di Garda e Valsabbia, Brescia (IT)




Com’è nato il gruppo? Ci sono stati cambiamenti nella formazione?
Il gruppo è stato fondato da Antonio e Simone Mutolo nell'autunno del 2007, con l'intendo di suonare doom metal con varie influenze, mettendo al primo posto la psichedelica, l'attività discografica e live è iniziata verso la fine dell'estate del 2008. A livello di formazione vi sono stati diversi cambi, ma solo per quanto riguarda i bassisti, tanto che in studio eravamo solo in 5, in ogni caso fra provini iniziali, bassisti ufficiali, turnisti e meteore dalla sala prove sono passati in tutto 8 bassisti.


Che tipo di musica fate? In base a cosa avete scelto?
Il nostro genere può essere definito death/doom metal con influenze post-rock e space-rock, a tratti molto pesanti, a tratti molto malinconico, psichedelico e melodico.
L'intento iniziale dei fondatori era di suonare doom metal, però di fatto non ci siamo seduti a tavolino a decidere cosa fare, la scelta iniziale è servita a dare una traccia base su cui lavorare, la fase compositiva è influenzata dalle nostre emozioni e sensazioni, non badiamo al genere che suoniamo mentre scriviamo.


Che significato ha il nome del gruppo? Com’è nato?
Il nome si ispira alla ninfa Eco, della mitologia greca, innamorata di Narciso e rifiutata, che si rinchiuse in una grotta e divenne una statua di roccia, poi infrantasi, lasciando solo la sua voce a vagare per la grotta. Le parentesi e le maiuscole (che sono parte integrante del nome e vanno messe sempre) simboleggiano un'onda in propagazione dal centro verso l'esterno.
Il nome inizialmente era Echoes of Perdition, ma ad alcuni membri del gruppo non piaceva, ed è stato abbreviato in (EchO).

Avete pubblicato qualche album?

Se sì :


Com’è nato?
Devoid of Illusions è il sunto del lavoro di 3 anni, vi sono canzoni anche dei nostri primi due demo, che sono state riarrangiate e ri-registrate per l'album e pezzi prima inediti, è stato un lungo percorso, ma ne è valsa la pena e siamo molto soddisfatti.
Le registrazioni sono state fatte in Inghilterra, a Birmingham presso i Priory Recording Studios e i CMAT Studios con Greg Chandler (frontman degli Esoteric) come produttore, engeneer e guest nella traccia di chiusura del disco "Sounds from out of Space".

Significato del nome dell’album.
Devoid of Illusions si può leggere in due modi diversi, il primo è quello letterale, che significa "privo di illusioni", il secondo è "The void of illusions" che significa "il vuoto delle illusioni", sta a significare come le illusioni spesso ci trascinino in un vortice senza fondo, fino a farci vedere una realtà che di fatto è fittizia.

Significato della copertina.
Per l'artwork ci siamo affidati a Eliran Kantor (artista tedesco che ha lavorato con band come Testament, Atheist, Sodom, Sigh e molti altri ancora), gli abbiamo dato un'idea di base e poi ha fatto quasi tutto lui, la figura in primo piano è stata costruita come un collage di diverse figure umane, gli occhi vuoti si sono ispirati a un verso della canzone "Omnivoid" che cita "Blind eyes stare at me"

Parla della storia.
Non vi è una storia vera e propria dietro all'album, i testi passano da tematiche personali a tematiche spaziali, che si ricollegano sempre e comunque all'uomo.

Vi auto-produce oppure avete trovato un etichetta?
L'album è stato prodotto dalla band, anche se come produttore artistico abbiamo avuto Greg Chandler degli Esoteric, che oltre a registrarlo ci ha dato anche qualche dritta su degli arrangiamenti per alcune canzoni.
Abbiamo poi trovato un'etichetta, la russa BadMoodMan Records, succursale della Solitude Prod, che si è occupata della stampa e della distribuzione a livello mondiale dell'album.

Avete incontrato qualche difficoltà nel mettere su questo progetto (prima, durante e dopo)? Se sì, quali?
Onestamente no, tutto è venuto molto naturale, l'unica cosa è che essendo il primo lavoro "vero" abbiamo fatto diversi errori, soprattutto riguardo alle tempistiche, e anche per questo l'album è uscito sul mercato praticamente un anno dopo le registrazioni, sono errori che in ogni caso non faremo più.

Progetti futuri?
Stiamo lavorando per avere sempre più date e tour, sia in Italia che (soprattutto) all'estero, non è semplice ma ci stiamo lavorando. Inoltre negli ultimi mesi abbiamo iniziato a lavorare su nuove canzoni, per ora sono poche, ma nella migliore delle ipotesi dovremmo entrare in studio per un secondo album entro la fine del prossimo inverno.


Secondo voi quanto è difficile trovare sostegno da parte di una casa discografica? Soprattutto quando si emerge?
Dipende cosa si intende per sostegno, le etichette non pagano quasi più la realizzazione dei dischi, salvo alcune che hanno una grossa disponibilità economica o si rendono conto di avere per le mani un prodotto che può vendere tantissimo.
Anche le etichette che si limitano alla stampa e distro (come la nostra) sono in calo, ma se il prodotto è buono non è assolutamente utopistico trovare sostegno, la cosa importante è guardarsi fuori, in Italia ci sono ottime etichette ma all'estero il mercato è migliore, noi abbiamo mandato richiesta a una ventina di etichette in tutto circa, e ci hanno risposto solamente 4 o 5, delle quali nessuna italiana, e abbiamo optato infine per una russa, che ci ha proposto il miglior contratto.


Chi, secondo la vostra opinione, non vede di buon occhio il metal nostrano e cerca in qualche modo di mettergli i bastoni tra le ruote?
Il grosso problema della scena italiana è la scena stessa, non voglio generalizzare, ma negli ultimi tempi vedo sempre di più band invidiose di altre, che appena possono sparlano o cercano di mettere i bastoni fra le ruote, è una cosa brutta da dire ma non ho nessuna fiducia nella scena del nostro paese, e non mi stupisco che pochissime band riescano ad emergere. La scena finlandese ad esempio sputa fuori quasi una band grossa all'anno, poi vai a indagare e scopri che sono tutti amici, dai gruppi grossi ai gruppi underground e si spalleggiano e aiutano a vicenda, qui in Italia funziona "ognungo per se, e se riesco a tenerti indietro, tanto meglio".
Chiaramente non va generalizzato questo mio discorso, ci sono band con cui siamo in ottimi rapporti di amicizia, con cui abbiamo diviso il palco diverse volte e con cui spero di condividerlo ancora tante volte.


Quali sono i gruppi che più vi hanno influenzato? In che modo?
Siamo sei persone con sei differenti background musicali , le band che diciamo piacciono più o meno a tutti sono Katatonia, Swallow the Sun, Meshuggah, Anathema, Pink Floyd, Hawnkwind, Alice in Chains, Deftones e molte altre.


Com’è nata la passione per il vostro strumento? Perché avete scelto proprio quello?
Simone Saccheri: la mia è nata molto presto, avevo circa 6 anni, mi sono innamorato della musica ascoltando i dischi di mio padre di Santana, Hendrix, The Band e altri ancora.
Mauro Ragnoli: Io mi sono avvicinato alla chitarra a 10 anni spinto dai miei genitori, ma come spesso accade, probabilmente per ribellione, o forse perchè dopo 5 mesi di corso non avevamo ancora preso in mano lo struemento, non mi appassionai e smisi il corso. Poi a 16 anni, grazie ad un compagno di classe batterista, scoprii i Nirvana e tutto il movimento Grunge, e siccome avevo nell'armadio quella vecchia chitarra la ripresi in mano. Ripresi ad andare a lezione, ma lo trovai estremamente noioso e spersonalizzante, quindi comprai una chitarra elettrica, lo spartito del CD che più mi entusiasmava al momento (il primo dei Foo Fighters) e iniziai ad imparare come mettere le mani e a fare i primi accordi. Poi sono arrivati i Cold, i Deftones, i Tool e 1000 altri gruppi, ed eccomi qua.
Simone Mutolo: Io ho iniziato a suonare il pianoforte per desiderio dei miei genitori, molto piccolo. La passione è nata da sè come mezzo espressivo di rappresentazione per i miei stati emotivi.
Antonio Cantarin: Mi sono avvicinato al canto con la nascita della band. Avevo già cantato e suonato la chitarra in altre band, ma con questa, per questioni di necessità, mi sono dedicato particolarmente al canto. Sono sempre stato attratto dalla voce: credo sia uno "strumento" che ha una grande potenzialità espressiva. I cantanti a cui mi ispiro sono David Sylvian, Jonas Renske, Kristoffer Rygg, Natasha Khan e Steven Wilson (per citarne alcuni). Sinceramente non mi sono mai visto come "strumentista", o meglio in questo caso come "cantante", ho sempre di gran lunga preferito la figura del Songwriter: lo strumento non è mai il fine ma bensì il mezzo per riuscire a trasportare determinate emozioni in una canzone.
Paolo Copeta: Ho iniziato ad avere un certo interesse per la batteria a 11 anni, quando vidi suonare dal vivo mio zio acquisito irlandese con il suo ormai defunto gruppo rock celtico, i McAdam Group. Quella sera mi ricordo che per tutta la durata della loro esibizione guardai solo la batteria e il modo in cui veniva suonata. A 15 anni entrai a far parte di un gruppo come cantante, dove c'era anche Agostino alla chitarra. Suonavamo Metal in generale, con influenze che andavano dal Punk al Grunge... insomma un macello di roba! In quell'occasione provai a suonarla, coltivando ancora un maggiore interesse per quello strumento. Dai 15 anni in poi arrivarono diverse influenze, da Thomas Haake a Gavin Harrison. Ho fatto solo 1 anno di lezione nel 2006 nel mio paese, rendendomi conto che era noioso e spersonalizzante, così decisi di andare avanti in modo autodidatta, ed ora accomi qui a violentare le pelli in modo lento e pesante hahah!
Agostino Bellini:  Perchè ho iniziato a suonare il basso ? Perchè me lo hanno chiesto ma forse anche perchè me lo sentivo da tutta la vita. Tutto è iniziato col bluse, per la precisione con due fratelli i Blues Brothers. Ma li non c'era ancora un idea precisa di quello che volevo suonare, solo un idea che la musica era il mio loft, la mia casa.
E' stata una passione graduale, autoditattica e poco incline ai virtuosismi, da chitarrista tutto d'un tratto mi sono ritrovato con un basso in mano. Quando sono stato chiamato negli (EchO) la chitarra era diventata per me più una cosa folkloristica; dal pletro son passato a suonare con le dita. Sebbene io non riuscivo a fare a meno delle distorsioni nella mia vita per un certo periodo le ho eliminate, abbandonandole per i suoni grevi e vibranti dei pirmi dischi di Tom Waits, o delle mani di Jhon Lee Hoocker. Sentivo il bisogno di un contatto diretto con le corde. Credo che la ricerca di una chitarra più viscerale mi abbia portato sul basso.
Non mi sento di ringraziare qualche bravo bassista perchè non ne ho mai seguito uno, i pochi che amo ascoltare sono jezzisti o musicisti rari come il bassista cantante dei Morphine.
Tutto quello che suono deriva dal bluse e da una chitarra. Una chitarra che a me al giorno d'oggi stà stretta più del basso.


Suonate altri strumenti? O vorreste imparare a suonare altri strumenti?
Quasi tutti noi suoniamo almeno un altro strumento, sia io che Mauro che Agostino suoniamo sia chitarra che basso, Antonio suona chitarra basso e anche tastiere.


Il live che più vi ha emozionato.
Senza dubbio il live di supporto agli Agalloch il 15 Aprile di quest'anno al Carlito's Way di Retorbido (PV). Locale strapieno e ottima partecipazione del pubblico, veramente una serata indelebile nelle nostre memorie.


Secondo voi, oggi il Rock/Metal come viene visto dalle altre persone?
Credo che alle "altre persone" interessi poco e niente del metal, non penso ci sia una caccia alle streghe, e se c'è, mi spiace molto per chi la porta avanti.


Secondo voi il metal emergente italiano ha più successo fuori dai confini italiani? Se sì, perché?
All'estero ci sono più possibilità, sia a livello discografico che a livello di live, è difficile uscire, ma bisogna tentare, nel nostro paese non vi è una cultura musicale che permetta alle band di emergere, su questo punto di vista siamo forse più indietro dei paesi del terzo mondo.



PAGINA FACEBOOK: https://www.facebook.com/pages/EchO/141116903052



domenica 13 maggio 2012

Intervista Riul Doamnei



RIUL DOAMNEI

Formazione:

Federico "Cardinal" D.B., voce/chitarra
Giorgio "Bishop" M., tastiere
Maurizio "Deacon" S., chitarra
Fabrizio "Vicar" T., basso
Luca "Friar" L., batteria

Luogo di provenienza: Verona



Com’è nato il gruppo? Ci sono stati cambiamenti nella formazione?
La band nasce nell' estate del 1999, grazie alla nostra passione per quella corrente che allora era definita "black metal sinfonico", un genere che pochissimi gruppi erano interessati a proporre ma attorno al quale stava crescendo un discreto e genuino interesse. L' ambiente underground era saturo di un sano fermento che teneva le band unite le une alle altre, collaborative e leali, fianco a fianco per la stessa causa. Ci si teneva in contatto con il telefono e i concerti erano un autentico punto di ritrovo di una scena che rimpiango, ma che sono orgoglioso di aver conosciuto. Oggi molte cose sono cambiate, come la promozione e la distribuzione, il mercato è inflazionato da una miriade di gruppi dediti a cavalcare l'onda della "moda" musicale del momento. C'è una grande differenza tra naturale evoluzione e puro marketing, molte band sembrano averlo dimenticato. Il nostro percorso è stato caratterizzato fin dall' inizio dalla voglia di interpretare questo genere musicale, sviluppato e evoluto nel corso degli anni, delle esperienze e dei cambi di formazione, fino ad arrivare a definire, ciò che oggi, è la nostra "dimensione" personale e autonoma.Questo grazie anche allo stabilizzarsi della formazione nel 2005, con l'arrivo di Giorgio e Maurizio, e nuovamente rafforzata nel 2011 con l'entrata di Luca (batteria).


Che tipo di musica fate? In base a cosa avete scelto?
Non abbiamo mai sentito la necessità di dover etichettare la nostra musica e per questo non ci siamo mai posti nessun limite o rigido canone da seguire durante il processo compositivo. Di solito è solo una questione di esigenza giornalistica e di conseguenza non ci piace nemmeno dover per forza indossare una maschera. Suoniamo esattamente quello che ci viene spontaneo e naturale, anche se ogni canzone è pensata, costruita e arrangiata secondo lo specifico intento del ruolo che gioca all'interno dell' album. Ci piace infatti lavorare attraverso "concept", non solo a livello lirico ma anche musicale, per far cogliere a chi ascolta quelle particolarità atmosferiche e rimandi concettuali che le parole, a volte, non possono esprimere del tutto. Questo, grazie anche a delle sfumature etniche e, in generale, a una precisa ricerca musicale che ci coinvolge ogni volta che affrontiamo un nuovo progetto.


Che significato ha il nome del gruppo? Com’è nato?
Mi sono imbattuto nel nome "Riul Doamnei" molti anni fà leggendo un libro che conteneva un capitolo sulla figura di Vlad Tepes, storico Principe di Valacchia (XV sec). Voivoda ("Signore della Guerra", titolo che assumevano i Principi regnanti) crudele e spietato, fu l'unico sovrano capace di opporsi agli invasori Ottomani che premevano da sud e, contemporaneamente, difendere il suo regno dai rivali pretendenti al trono. Era meglio conosciuto come Dracula, e lo è tuttora anche grazie al fortunato romanzo di B. Stoker (secondo solo alla Bibbia in fatto di vendite!). Il nome "Riul Doamnei" proviene da una leggenda popolare che appartiene ancor oggi alla tradizione orale degli abitanti dei tre villaggi che sorgevano ai piedi della sua residenza invernale nei pressi di Poienari, pochi chilometri a nord di Curtea de Arges, capitale episcopale del Principato di Valacchia. Durante il suo secondo regno, l' esercito turco riuscì a raggiungere e assediare il suo castello, la tradizione locale narra che mentre lui riuscì a fuggire con un manipolo di uomini attraverso i valichi montani della Transilvania, scortato dalle esperte guide del villaggio, sua moglie, preferendo la morte alla prigionia, si suicidò lasciandosi cadere nel fiume che scorre ai piedi del castello, un affluente del fiume Arges, che da quel giorno porta il nome di "Riul Doamnei", Fiume della Principessa. Qualche anno fà, ho intrapreso un lungo e complicato viaggio attraverso quei luoghi e ho visitato quei villaggi, quel fiume e le rovine del castello arroccato sul monte che domina la valle. La tradizione, tramandata oralmente di generazione in generazione nel corso di questi ultimi seicento anni, sopravvive ancor oggi attraverso gli anziani abitanti, fieri di essere i discendenti di quelle stesse guide alpine che salvarono il Principe.


Avete pubblicato qualche album?
Se sì :
Com’è nato.
Significato del nome dell’album.
Significato della copertina.
Parla della storia.
Vi auto-produce oppure avete trovato un etichetta?
Avete incontrato qualche difficoltà nel mettere su questo progetto (prima, durante e dopo)? Se sì, quali?                                                                                                                                                         
Il nostro ultimo album "FATIMA" è uscito a ottobre per l'etichetta francese Axiis Music, neonata divisione della storica Drakkar Productions ed è la chiusura di una trilogia e indagine sul cristianesimo, le sue vere origini e il suo "futuro", iniziata nel 2006 con l'EP "Le Serpent Rouge ", e proseguita con il nostro primo album "Apocryphal" (2007). Il nome "Fatima" rimanda immediatamente alle presunte apparizioni mariane avvenute in Portogallo nel bel mezzo della Grande Guerra (1917). L'ultimo grande miracolo collettivo che ha scosso il cuore e la mente di tutti i cristiani d'Europa. Il Vaticano stesso inizialmente istituisce un' indagine sul fenomeno, il cui eco oramai è inarrestabile, ma finisce ben presto per approvarne le manifestazioni e assimila questo nuovo vero e proprio culto mariano, servendosene come elemento di propaganda, arricchimento e reclutamento. Le apparizioni, le guarigioni, i misteri e le profezie diventano testimonianza del messaggio della Vergine Maria direttamente per bocca dei suoi ministri, in un primo momento suoi stessi inquisitori. Ma il nome "Fatima" non si riferisce solamente al miracolo luminoso di cui è protagonista la Bianca Vergine. Ogni cosa assume diverso significato a seconda della cultura da cui la si analizzi, esiste infatti "un' altra Fatima" e un altro "miracolo luminoso": "Fatima la Luminosa", quarta e ultima figlia di Maometto, Profeta dell' Islam, unica a garantirgli una discendenza e "madre" della corrente degli Sciiti. Secondo la tradizione, gelosa del marito e della sua concubina, avrebbe bollito la sua mano per errore senza percepire dolore. La sua mano è ricorrente tuttora nella simbologia islamica che la rappresenta con un occhio (di Allah) al centro e le dita aperte che simboleggiano i cinque pilastri dell' Islam. "Fatima" è per noi il simbolo di molte cose. "Fatima" è il volto coperto e anonimo di migliaia di donne nel mondo, è la loro voce che urla vittima della violenza e della sottomissione, è il loro corpo che si dimena per sfuggire allo stupro. "Fatima" è il nome di tutte quelle vittime "giustificate" dalla religione e dall'odio. Forse il vero miracolo lo stanno aspettando tutti... "Fatima" libera. Ma "Fatima" è anche madre stessa della religione, costretta a concepire e generare il terribile mostro. Questo concetto è bene rappresentato dalla copertina dell' album, una madonna nera, che tra le macerie del mondo, porta in grembo il proprio figlio. Questo "seme dell' odio" è racchiuso in quella che sembra essere un' urna, o ancor meglio un vaso di Pandora... Tutto l'album è quindi costruito su questo dualismo cristiano/mussulmano. Il tema lirico e musicale si adattano a vicenda e ognuna delle diverse influenze musicali trova il proprio spazio in modo naturale. Lo abbiamo accompagnato da un artwork "a tema" molto provocatorio e un primo videoclip ufficiale, dove interpretiamo la parte dei veri cattivi, ovvero una congrega ecclesiastica che ordisce trame sconcertanti e ambigue che fanno da sfondo alle apparizioni mariane di inizio secolo. Una sorta di storia nella storia.


Secondo voi quanto è difficile trovare sostegno da parte di una casa discografica? Soprattutto quando si emerge?
Al giorno d'oggi il mercato discografico è sprofondato in una crisi dalla quale difficilmente riuscirà a emergere nuovamente. Le etichette discografiche non offrono molto sostegno se non promozionale e le band sono abbandonate alle loro stesse capacità. Spesso chi ha un buon prodotto non ha i mezzi per promuoverlo, mentre chi ha i mezzi economici per farlo promuove un prodotto scadente. La meritocrazia non esiste più e tutto ruota attorno al denaro. Diciamo che è un sistema molto simile a quello della politica italiana, prostituzione, tangentopoli e mafia.


Chi, secondo la vostra opinione, non vede di buon occhio il metal nostrano e cerca in qualche modo di mettergli i bastoni tra le ruote?
Nessuno. Probabilmente sono le band stesse, cadute nel circolo vizioso della sottomissione e del terrore che questo sistema ha creato...Non si può accusare nessuno direttamente e non sarebbe giusto per tutte quelle band che lavorano ancora con il cuore e si meriterebbero un minimo di riconoscimento. Ci sono inoltre un' infinità di fattori che negli ultimi anni hanno contribuito a distruggere la scena, dalle booking agency che si nutrono del "sangue dell' underground", alla crisi economica che ha colpito ogni settore. La situazione è seria.

Quali sono i gruppi che più vi hanno influenzato? In che modo?
Ognuno di noi porta nella band le proprie influenze personali, che esattamente come le nostre diverse personalità si mischiano e creano la base su cui lavoriamo assieme. Proprio per questo motivo non posso darti una riposta precisa, ma credo sia abbastanza corretto dire che la nostra influenza comune derivi dagli anni 90', un decennio fondamentale. Per il resto i nostri ascolti variano moltissimo, hard rock, black metal, hardcore, colonne sonore, la lista sarebbe infinita!


Com’è nata la passione per il vostro strumento? Perché avete scelto proprio quello?
Penso che ognuno trovi il proprio strumento in modo istintivo e spinto da una attrazione che va al di là di ogni logica. Una sorta di "colpo di fulmine", un sentimento differente dall' amore, che invece molto spesso tradisce le nostre aspettative seppur coltivato e protetto. Molto spesso non siamo noi a scegliere lo strumento, ma è lo strumento a scegliere noi, a farsi notare, come quella ragazza dell' ultimo banco di cui si ignorava l'esistenza e di cui ci si accorge solamente il primo giorno alle scuole elementari...con la differenza che guardandola oggi la si troverebbe irriconoscibile...mentre il tuo strumento lo riconosci fino al giorno della tua morte e anche al buio. In fondo lo scopo è sempre lo stesso, esprimerci, e il mezzo è solo un dettaglio di gusto personale.


Suonate altri strumenti? O vorreste imparare a suonare altri strumenti?
Sicuramente ognuno di noi prova interesse per altri tipi di strumenti e soprattutto altri generi musicali. Personalmente mi è capitato con il pianoforte, verso il quale ho sentito di recente una forte attrazione. Più che imparare a suonarlo mi concedo solo qualche momento di piacevole solitudine e distrazione.


Il live che più vi ha emozionato.
Un nostro live? Sicuramente nell'ambito di qualche festival oppure durante un tour all' estero. La stanchezza accumulata durante il viaggio svanisce sempre quando la prima nota dell' intro ci introduce al palco. Ci emozioniamo sempre quando ricordiamo assieme le esperienze passate, come il primo tour che ci ha portato in Russia e ci ha fatto conoscere una differente realtà musicale e umana.


Secondo voi, oggi il Rock/Metal come viene visto dalle altre persone?
Ognuno trova il proprio modo di esprimersi...Purtroppo questo implica spesso la chiusura totale verso altre realtà. Ognuno si preoccupa solo di dimostrare agli altri quanto superiore sia la propria passione senza nemmeno concedere una possibilità a se stesso di apprezzare qualcosa che non proviene dal proprio ristretto ambiente. Il vero errore è l'intolleranza a priori.


Secondo voi il metal emergente italiano ha più successo fuori dai confini italiani? Se sì, perché?
Si certo, non credo ci sia un particolare motivo se non: nemo propheta in patria! E aggiungerei: "dura lex sed lex"...

 

Vi ringrazio di cuore per la partecipazione. Siete stati gentilissimi. ^_^

Grazie a te!
F. Riul Doamnei

PAGINA FACEBOOK: https://www.facebook.com/pages/RIUL-DOAMNEI/59023913710

martedì 17 aprile 2012

Isola Rock 2012

















Due giorni di musica rock nello splendido parco del campo sportivo di Isola della Scala (via Tiro a Segno - Isola della Scala (VR)) con lo scopo di raccogliere fondi da donare in beneficenza a realtà locali bisognose della nostra attenzione. Tutti i gruppi che si esibiscono a ISOLA ROCK sono gruppi rock e metal underground che propongono musica originale perchè il nostro scopo è anche quello di dare spazio a chi fa musica propria!
INGRESSO GRATUITO!

Prodotti:
- MUSICA LIVE - 11 bands underground provenienti da tutto il nord Italia!
- AREA EXPO PER ARTISTI - si possono esporre foto, quadri vostre creazioni!
- STANDS GASTRONOMICI - novità 2012 da leccarsi i baffi!
- AREA CAMPING - una tenda sotto le stelle per svegliarsi con wurstel e birretta!
- WELCOME BIKERS - motociclisti e amanti del rock accorrete!
- HOTEL - per chi desidera invece ... un letto!
Mandateci una mail per qualsiasi informazione:  associazioneibutei@gmail.com


Organizzatore: ASSOCIAZIONE I BUTEI.